La conquista di Roma
gli vedeva perfettamente donn'Angelica Vargas sola sola nella tribuna diplomatica, appoggiantesi con un braccio sul parapetto di velluto. Ne aveva sentita la presenza, subi
esiderio era così forte che si levò dal suo posto, attraversò l'aula e uscì nel corridoio, gironzando, distratto, rispondendo qualche monosillabo a chi gli parlava della riforma
, Sangio
ge comunale e provinciale, di cui si
ico o amministrativo, lo chiamava, se lo portava a casa, lo consultava, lo conduceva al ministero, aveva con lui delle
è lassù...
con una perfetta indifferenza. ?Credete
olo quarto: la estrema s
e voi, Sa
so
venite domani a pranzo con me,
giorgio, dopo aver
ma sottovoce il mi
po' lassù a far compagnia a mia moglie. Quella si a
anno
Sangiorgio,? rispose filosoficamente don Silvio,
iccò nel cassetto e attraversò l'aula, i corridoi, salì le scale, frenandosi per non
ra?? le chiese lui, all
lei, voltandosi un poco e dandogli la m
fosse rimasta rivolta a lui, gli parlava s
ne spesso
io è ministro, molti credono che io sia una donna influent
bisce l'
moglie di un uomo politico, di un ministro. Don Silvio
le si velò
olgari?? chiese lui, con una dolcezza di
par naturale essere indulgente: ma l
ttere in al
la fibra morale che soffre, sono i nervi. Così,
a la politica??
io, non po
e e nobile idea,?
bili, buone, forti, generose, feconde di bene: non ques
tò a dire lui, ?Ell
abbiamo bisogno di una realtà che le concreti: la religione nella chiesa, nella figura della Madonna, del Cristo: l
ci,? mormorò lui,
i aveva esclamato suo marito,
quelli
ompat
llione, ma una impressione dolo
ce grasse e flosce, pallide e malaticce! Che stanchezze precoci in certi corpi, che movimenti nevrotici in certi altri! Sembrano tutti
e passione,? soggiun
e, quaggiù, che hanno ingegno e che hanno studiato, che hanno coraggio fisico e coraggio morale, che hanno coscienza onesta e carattere d'uomo. Ebbene, questi trece
r min
retola forse miseramente l'ingegno? Questo ingegno che farebbe miracoli di bellezza
o,? di
o fisicamente, non è forse meglio che far cadere un ministero? Non
,? risp
a, qui, dove tutto si riassume in un discorso, dove ogni nobile iniziativa si spreca in ventic
ombattuto, qua
oi donne, vede, comprendiamo l'eroismo dei campi di battaglia
onn'Angelica: e le calde parole sue ondeggiavano nell'ani
nti istinti personali che scoppiano, fra tante necessarie transazioni, fra tanti equivoci? Com
vero,? ri
più amici: alleati, clienti, servi, invidiosi, interessati, niente altro. Non si chiede loro l'affetto: si chiede il voto. Ha detto sì? è un amico. Ha detto no? è un traditore. In casa sparisce la intimità: la invade un fiume di gente estranea che la deturpa, che la rende simile a un porticato, a un cortile, a una via pubblica, a una piazza. La cordialità sparisce: il marito è inquieto, è annoiato, cercate di saperne la cagione, - non ve la dice, crede che non possiate capirla, gli uomini politici disprezzano il consiglio delle donne. A tavola? Il marito legge i giorna
ani in tasca, piegando un poco l'alta persona scarna, guardando dietro la sua lente lucida colui ch
assione...? mormorava donn'Angelic
qua
amo
rispose
a Sangiorgio, sedendosi a tavola, ?donn'Angelic
e da quel posto vuoto e a quel grande fiore rosso. I due deputati, il ministro e l'importante uomo politico discorrevano vivacemente di politica, mangiando senza badarci, don Silvio tagliuzzando nervosamente la carne, mentre si infiammava sulla legge comunale e provinciale, Sangiorgio
no serio; ogni tanto, a una frase del ministro, approvava col capo, con un'aria di ammirazione contenuta;
ra una pietanza: don Silvio stracciava subito la busta del dispaccio, apriva e leggeva la lettera, rompeva la fascetta del gior
lapis rosso in qualche posto: il segretario leggeva il passaggio segnato, con l'aria imperturbabile di un vecchio diplomatico. E Sangiorgio invano tendeva l'orecchio per cogliere qualche rumore femminile, invano stava
n mistero della bellezza che si adorna, fatto di acque lustrali e di profumi, di capelli disciolti e di fiori sparsi, di veli volanti e di
eva da quel ramo di gigli rossi, i focosi gigli di san Luigi, che pare uniscano alla purezza il calore della passione. Almeno fosse venuta fuori un momento, a salutare suo marito, a salutare il suo ospite: si fosse fatta vedere, fiorente di gioventù e di bellezza! A ogni schiuder di porta, come l'ora si avanzava, Sangiorgio trasaliva,
orsa, di casa politica dove viene ad approdare ogni intrigo, ogni falsità, ogni imbroglio. Forse, di là, nel santuario, la bellezza giovanile di donn'Angelica si manifestava nella piccola febbre femminile che precede il ballo, mettendo nella sua camera il disordine inebbriante de
lo dominava in modo diverso, che s'indirizzava all'uomo; sentiva il contrasto fra la secchezza, l'aridità di quella esistenza tumultuosa di don Silvio, e la m
alla gola dalla soffocazione di un desiderio, chiuse gli occhi per salvarsi dallo spettacolo abbagliante della
amente don Silvio, aprendo la Riforma che gli avevan
olmente Sangiorgio che er
o strascico abbandonato, il ricco mantello di lana bianca molle e caldo sulle spalle nude, la testa ingemmata o piumata o infiorata, davano, salendo, certe occhiate le
vedere la tranquillità con cui nel grandissimo salone degli arazzi, trasformato in guardaroba, un po' freddo, esse discioglievano i nastri, snodavano i cappi dei mantelli, lasciandoseli togliere delicatamente dalle spalle, conservando la loro apparenza di bellissime statue insensibili e semoventi; bastava ved
lcezza, le donne schiudevano le labbra al sorriso florido dei balli, il sorriso che si diffonde per tutta la faccia, per tutta la persona. E alla porta del grande salone da ballo, il cerimoniere, che offriva loro
a tutto un vivido fluire di scintille, un balenìo chiarissimo e fulgido. Strette le donne l'una all'altra, l'un vestito femminile assorbiva e confondeva quello dell'altra, per essere a sua volta assorbito e confuso: e nulla si discerneva di colori e di stoffe, si vedeva solo un po' di corpetto, un lembo breve di spallina che talvolta un fiore o un nastro o un gioiello copri
rasparenza levigata che nessun'ombra verrà mai a colorire; subito dopo la carnagione bianca e forte, sotto cui scorre, come un flutto, il sangue ricco, una stoffa rossa dietro un tessuto leggiero bianco; altrove il carnicino mite e eguale, temperamento medio, temperatura media che nulla vale a rialzare mai; altrove il bianco opaco che il
dal calice; aveva qualche cosa di rigoglioso, di spontaneo, come le bellissime generazioni del mondo vegetale. Questa plasticità ripetuta su tutti i toni, trecento volt
articolar seduzione: ma invece la grande nota della bellezza femminile, presa in complesso, che i sensi non senton
viso, una fisonomia, una persona, la persona, quella donna. Essi, gli uomini, non percepivano più che un grande splendore di gioielli, dove ogni altr
ette l'una all'altra: tutte sorridenti, con le spalle un po' sollevate che parea dovessero sfuggire dal vestito, con le braccia molli e abbandonate, con una serenità inflessibile di bellezza sulla figura. Dietro di loro, sotto l'orchestra, nei vani delle porte, la massa bianca e nera degli uomini fluttuava, ma silenziosamente: e l'attesa di un minuto parve lunghissima. Poi, sotto la porta del fondo, qualche cosa di fulgido apdeputati, l'onorevole Galvagna, il colonnello delle province irridente, l'onorevole di Sangarzìa che aspettava pazientemente di ra
o confondevano, egli non distingueva i loro lineamenti, non ne riconosceva nessuna. Giammai aveva visto tante donne riunite,
to: li riapriva, cercando di distinguerne l
i una cometa, e il diadema reale aveva qualche cosa di siderale, Sangiorgio vide donn'Angelica Vargas al braccio di un signore bruno e vecchio, dai mustacchi tinti, dai capelli
la sua andatura una delle sue più grandi seduzioni: dietro lei, lo strascico di broccato bianco ondula
n'Angelica e il corpetto di broccato bianco, pudicamente scollato, terminato da una nebulosa arricciatura di velo bianco: sulla nitidezza de
e di brillanti le ingioiellavano tutta la scurezza della chioma bruna, quattro innanzi, quattro indietro, diffuse,
n fiocchettino di mughetti quasi indistinguibile, messo là per aver il profumo e la poesia
e delicato, fra tanto espandersi di bellezza e di seduzione, donn'Angelica era la bellezza pura e penso
sta statua antica; la scollatura giusta, in modo che nulla vi perdeva di attrazione la donna, tutto vi guadagnava come castità la signora, la ricchezza della spallina che nascondeva il punto provocante, quasi sensuale, dove la spalla della donna diventa braccio; il guanto chiarissimo, di un bianco rosato, di una pelle finissima, che olt
ulle persone che la circondavano: freschissime, di fanciulla, le tempie, dove la pelle aveva la tenuità del velo che circonda l'uovo; da cammeo la linea del profilo, dalle nari foderate delicatamente di roseo: sinuosamente c
iato in quella stanza da pranzo, nell'attesa spasimante di donn'Angelica che era fuggita, senza farsi veder
no in lui come la benedizione di una carezza tutta innocente, bacio di bimba, mano di sorella, abbraccio affettuoso di
rutale era sfinito in una blandizie. E mentre donn'Angelica, ferma al suo posto, si riposava, egli sentì che ella lo guardava: sguardo
tavano inviti a ballare, distratte, assorbite nel pensiero di quello che avrebbe detto loro la regina. Tutte quante, malgrado il censo, il nome, la bellezza, tutte le fortune dell'anima e del corpo, non ambivano che questo minuto di colloquio pubblico, innanzi a duemila persone, con la regina; tutte quante dimenticavano ogni speranza, ogni desiderio, ogni interesse, ogni altro affetto, nell'ambizione muliebre di questo breve colloquio, al cospetto del pubblico. Le ragazze, soltanto, a cui non sarebbe mai toccato quest'onore, venute al ballo per mostrare la loro giovanile bellezza, per essere allegre, per ballare, per annodare uno di quegli innocenti e poetici legami d'amore, le ragazze, i
a: e lo squadrone delle dame, in piedi, la circondava: le due principesse americane maritate a due principi romani, una biondissima, più inglese che americana, l'altra magra, simpatica, elegante; donna Vittoria Colonna, dagli occhi di diamante nero: donna Lavinia di Sora, dal volto perlaceo, dai grandi occhi lionati, pensierosi: la contessa di Genzano, la bellezza fatata, dai fulvi capel
taglio di piume, lo agitavano, odoravano il mazzetto di fiori, guardavano curiosamente, per la centesima volta, il taccuino da ballo, come se non lo
na s
ella profondità di accento, che e
in francese, con l'ambasciatrice di Francia, una magra e ascetica signora, dal viso lungo. Laggiù, il re discorreva con donna Luigia Catalani, vestita di color bronzo, con un piumino azzurro e strano nei capelli biondi: e la viva, spiritosa siciliana sor
e?? chiese
lare,? rispose ella, placidamente.
op
op
se che qualche cosa di importante, di supremo in quella festa tutta muliebre andava accadendo: intese la profonda preoccupazione di quelle donne che avevano scordato tutto, financo d
ano, desiose, a cui altre si venivano ad aggiungere, credendo che il loro turno fosse venut
monile sulla nuca, s'intratteneva con donna Lidia, la moglie del presidente del consiglio, la picco
na Lidia e sulla sovrana, di cui si misuravano i movimenti: sarebbe andata a destra o a sinistra, alzandosi, uscendo da quel vano di balcone? Nel salone era una passeggiata di tutte le coppie che avevano ballata la quadriglia; gli impegni per la polka si prendevano, dei giovanotti scri
do l'una all'altra il motto amabile ricevuto; e non si curavano più di altro, non badavano più alle altre, che aspettavano ancora, celando l'impazienza. Il re
questa sera,? disse Sangi
? rispose v
avanzava, maestosamente e graziosamente bella, la sovrana, in una luce tremolante di stella. Ella veniva verso donn'Angelica: e Sangiorgio dette
colazione femminile si ammucchiava, si accalcava. Nel grande salone da ballo, le ragazze, le mogli dei segretari, le signore innamorate del ballo, le spose borghesi, le dame che non avevan
ano sui divani dei salotti, tenevano
celli, nel salone azzurro, teneva intorno a sè un circolo di giovani diplomatici: per due minuti parlarono in in
Maria Gaston, dalla bellezza dolcissima, figliuola del ministro della marina, in un vano di finestra, vestita di bianco, angeletta mondanamente soave, chiacchierava con due o tre vecchi ammiragli, rinunziando al ballo;
la bellissima e tranquilla Giunone; la contessa di Trecastagne, una francese pallidina e gentile che aveva sposato un siciliano; la baronessa di Sparanise, la spirituale signora dai nerissimi occhi egiziani; la mite e piacente marchesa Costanza, dalla voce affettuosa e dall'incesso molle; le due bionde signore figliuole del ministro di grazia e giust
tati, ed era subito partita, trascinandosi dietro don Mario, di cui certo avrebbe completata la
le perle di quel monile, felice di sentirsi sfiorare il piede, ogni tanto, dall'orlo di quel vestito di broccato. Ella cercava suo marito, ma quietamente, senza troppo insistere, senza chiederne a nessuno: e col suo cavaliere scambi
Mae
fece lei, chin
del s
... mi
certa?? ribattè
erta,? si affrettò
spalle: ella era
se?? le chiese Sang
n'Angelica, ?passeg
lla voce un po' stridula e dalla frase incisiva, talvolta terribile; la contessa di Roccamorice mangiava delle castagne giulebbate, parlando col Gran Maestro dell'Ordine Mauriziano, dalla barba bianca e dal fine sorriso lombardo; la principessa di Tocco, la più bella donna di Roma, seduta in una poltrona, avendo intorno l'on. Melillo, l'on. Marchetti, l'on.
,? mormorò ella a Sangiorgio che la
ora Gasperini, la moglie del segretario, cercando di riprendere la sua serenità; m
r via?? le dom
lamò lei con
quattro saloni vuoti, si trovarono nel salone delle cene, dove era un allegro rumorìo di forchette, un tintinnìo di bicchieri. Ritornarono indietro: infine nel salottino degli arazzi di don Chisciotte, trovarono don Silvio in uno strettissim
ridendo. ?Siete troppo serio, voi: a che pen
h
? fece lei, appoggiandosi maggiormente sul su
e lui, sch
nel suo più vivo splendore: nel salone da ballo una quarantina di coppie ballavano il waltzer, e in tutte le sale, sotto gli arazzi, fra le giardiniere, fra le portiere di broccato, fra il bianco dello stucco e l'oro degli o
te al ministero, per un telegramma di ur
i, licenziandol
erato di ermellino. E, senza avere spiegazioni, senza dirsi nulla, ella aveva ripreso il suo braccio ed era discesa placidamente per lo scalone: il cameriere di casa Vargas li aveva preceduti, per chiamare la carrozza. E con un
cesco Sangiorgio, empiendo la piccola vettura delle sue onde seriche e cand
lle del Quirinale alla vecchia Roma, Francesco Sangiorgio guardava ora quel viso soavissimo che un pallore vivo rendeva più affascinante che mai, ora quella piccola mano lasciata con tanto abbandono in grembo, come se una mortale stanchezza l'avesse vinta. Nella dolcezza desiderata e aspettata di quel momento, nella solitudine bizzarra di quel piccolo nido azzurro cupo che riconduceva a casa la soavissima donna, l'amatore non era preso da alcun desiderio, niuna ansia del min
a verde, sotto il sole, appena appena mormorando sotto i giuncheti: giammai si era sentito così inondato di una letizia pura, dove egualmente si fondeva l'appagamento
a di forme e di pose che era la sua grazia, ella pareva si riposasse, senza troppo abbandono e senza troppa rigidità. Non dormiva, no, tenendo gli occhioni scu
creatura ingenua. Era scomparsa l'apparenza di donna vestita con la pompa di un ballo: il mantello pareva il vestito di una educanda, un vestito morbido e candido, senza forma, castissimo, un manto verginale: e lo scintillio dei bril
ul fondo cupo della carrozza, come un ovale chiaro: e che pensasse, che sentisse, non si sapeva, non s'intendeva. Dietro quell'apparenza di pace, dietro quel riposo delle linee, forse era alacre il pensiero, forse il cuore fortemente palpitava, forse la grande vita interiore dell'intelletto del sentimento pa
soverchiante di delizia spirituale che lo assaliva senza strepito, e