La conquista di Roma
guantate e un po' indolenti, salutò il finale fragoroso del pianista, un
utato pugliese, una grassona con una pioggia
e di un alto funzionario, piemontese, ma delicatina, dal viso di
no ancora sulla soglia del salone ministeriale, crollarono il capo, due o tre volte, come se annuissero tacitamente. Solo Sua Altezza, il principe orientale in esilio, accasciato grassamente in una poltrona, rimase immobile; nel viso gonfio, scialbo, macchiato qua e là dalla bar
usica, riattaccò i suoi giri di saluti, di riverenze, di sorrisi: e il vestito di casimiro bianco, le rosette di brillanti, la piccola testa, il viso p
ai capelli arruffati, che imitava, per forza, Sarah Bernhardt. Sprofondata in una poltroncina soffice, rannicchiata
nanze, tossichiando un poco, spianando le sopracciglia arcuatissime, cinesi. ?Io, non ci regg
ci vad
a domanda. Il conte Schwarz era riuscito a dive
generale, una toscana bruna come un acino di pepe, dagli occhi di fuoco, dalla ch
la signora Gallenga, ?che sfort
sì.
se della padrona di casa: ma una leggiera inquietudine l'assaliva, ella sentiva che nei due salotti attigui vi era gente, delle signore che aspettavano per entrare. Era il ricevimento più importante della stagione, nel salone vi era una calma di serra e il lieve odore zuccherino, dolcissimo, dei posti dove sono molte donne. Veramente, lungo il muro, in piedi, chiusi nelle redingotes severe, vi era una fila di commendatori, calvi, taciturni, usciti alle quattro e mezzo dalla Corte dei Conti, dagli uffici di finanza, dagli altri ministeri: ma conserv
ella alla bionda e pallida figlia di
uomini non vi si ammalino,? e tirò
ux, una piccola dama dai capelli bianchi, dal sorriso
Luisa Catalani. ?Vi era gen
antaninfa e la co
cap
la biondina, pal
ci, una brunetta in lutto, vivacissima, chiacchierava per quattro: e attorno la stavano a sentire la ragazza Camilly, un'italiana nata in Egitto, la ragazza Borai, una zitella anticuccia, afflitta dalla ostinata gioventù di sua madre, la rag
anti,? sosteneva Enrichetta Ser
ragazza Borla, che non sapea cantare, e che era c
a Sofia, chi
ormorò essa s
cevano quella musica. Ma la ragazza
a bene. Scusate?, e abbassò la voce, ?f
le ragazze rida
iunse la fanciulla Camilly, dal volto grasso e bianco, d
azione, la Fasulo chinò gli occhi, l'Allievo arrossì; solo donna Sofia d
deputato Sangiorgio
la Camilly, con
ra e di martora. Ora quasi tutte chiacchieravano, a coppie, a gruppi di tre o quattro, con certe leggiadre inclinazioni di testa, con certe modulazioni squisite di voci, frivoleggiando sulla Camera dei deputati, discutendo gravemente la voce dell'onorevole Bomba, dicendo q
uzzo nella letteratura e la
sentato al pianoforte, mentre che la signora pacifica e veneranda che aveva singhiozzato con Tosti, sorbiva la sua terza tazza di thè, un zittio sottilis
e incontro, col suo più bel sorriso. Le due riverenze furono profonde; un piccolo colloquio, a voce bassa, cominciò tra l
d'Oriente, di cui forse pativa la nostalgia. Poi quei begli occhi larghi, scintillanti come le perle nere del vestito, guardarono la sala, intorno intorno, un'occhiata intelligente, e come donna Luisa Catalani si voltava, a una, a due, a tre, le signore vennero a circondare donna Angelica Vargas, a chiederne il saluto, e sebbene suo
e otto la serva gli aveva portato una tazza di caffè, in letto: e mentre ella rassettava quel glaciale salotto, egli si era vestito, per mettersi al lavoro. La serva aveva rifatta,
Camera e un mucchio di lettere della Basilicata, sopra certi larghi fogli di carta bianca commerciale, intingendo la penna in un miserabile calamaio di creta. Verso le dieci aveva sentito un insopportabile freddo ai piedi e alle gambe: aveva ancora tre ore di lavoro; andò in camera a prendere un vecchio soprabito, e se ne ravvolse le gambe: tutto questo come un automa, senza distogliere il suo pensiero da quella relazione parlamentare a cui si occupava da otto giorni. Il fuoco interno che lo divorava si manifestava in quella scrittura grande
alzò la testa, e la guardò con gli occhi stralunati di chi non si toglie an
plumbeo, che mi son fatta trascinare in carrozza per due ore, il povero cavallo scalpitava nel fango, ho visto scivolare della gente, le donne che andavano a piedi av
er te,? rispose lui, senza pensar
aente con quelle grosse labbra umide e rosse, con gli occhi strani dal colore incerto, con quella eleganza opulenta della persona, che il contemplarla, l'averla presente, là, nel
olenta mangino i contadini lombardi, e quante patate i meridionali. Ci
e un risolino di bimba golosa a cui si dà un pasticcino, egli ritornò a scrivere. Elena camminò su
dal divano, dove contemplava curiosamen
rò lui, senza la
far cadere le carte. E negli occhi della donna guardante quella testa indomita di lavoratore, si dipinse una tenerezza nuova che egli non vide. Due volte ella fu per dirgli qualche cosa: ma pensando, tacque. Appoggiata alla
?? domandò, mirandosi nello specchio,
ro studente,? disse lui, sfog
e l'
atural
vorrei,? soggiunse el
bbastanza del
se Elena, t
o, venne a prenderle
mi vuo
antò ella, su t
e si rimise al lavoro. Ella si azzardò sulla sogl
là, ?iersera non s
el bilancio, sino alle u
ovarmi in palco. Giustini... pe
li semplicemente, s
male d
pero
elle persone mediocri. Tu diventer
lui tranquillamente, annotando ce
a e Oldofredi, che m
fredi,? mormorò l
llo che ella desiderava: sulla toletta, solo i pettini e una bottiglina di acqua di Felsina, dimezzata. Una nudità, una miseria da anacoreta. Finalmente, giunta presso il letto, sul comodino, ella trovò la bottiglia dell'acqua e il bicchiere, e, tutta felice, sciolse il suo fascio di rose, ne ficcò tre o quattro nel collo della bottiglia dell'acqua, un piccolo gruppo nel bicchiere, ne buttò due o tre sul tappetino a piedi del letto, poi non sapendo dove altro metterne, ne ficcò due sotto il cuscino
e Sangiorgio, com
a far c
vremo finito pe
rch
gno... con u
anto più che ho anche io
n elet
Oldof
i, infilandos
fu che non volle sposar
a spos
ha voluto. Oldofredi è antipatico a mezz
i è indi
o pallido
sarà il
casa, vi è il fuoc
senza accorger
ò Sangiorgio seduto davanti a un vero monte di volumi, che scartabellava opere di statistica, e sfogliava libri di economia politica, di storia, di scienze sociali, con quell'intemperanza di ricerche e di preparazione che è propria dei provinciali meridionali, quel fatuo anconetano ebbe un lieve sorriso di schern
o: macchina d'ossa e di nervi mal connessa, aveva in tutta la lunghissima persona uno sconquasso sgradevole, nella faccia un color ter
zava e odiava, per un istinto misto di regionalismo, d'amante e d'ambizioso. Lo guardò fissamente, intanto che Oldofredi passeggiava, pensando con la penna sospesa sulla carta. Quel Donchisciotte antipatico a tutte le donne, ignorante, sciocco, inabile, che pure con t
rsonale ove egli non fosse chiamato come padrino, o come arbitro, o come consigliere; ma non c'era, fuori o dentro la Camera, una più sicura e più salda autorità cavalleresca. Ciò dava a quel brutto e volgare uomo un'au
onorevole Sangiorgio?? chiese Oldofre
l'altro, seccament
sciocchezze. Ho cercato l'amico Bomba dappertutto: non può essere che qui, in compagnia di q
ece l'altro
to, a destra, l'onorevole Gasperini, il toscano dalla barba bianca, dal sorriso arguto e dagli occhi fini dietro gli occhiali, si era affacciato due volte, lasciando a mezzo certe teorie di finanza: e si era stretto nelle spalle, infastidito, al chiasso dell'onorevole Oldofredi. Costui, arrivato innanzi all'altra porta che dava sulla stanzetta a sinis
apete, con
tro, con la medesi
ofiche, ha inventato quelle di Copernico. Chi sarà questo Copernico? M
ressione di disprezzo sulla faccia di Sangiorgio: non vedeva quel lieve trem
he certo sta rileggendo gli atti del Parlamento ingles
Nie
a riconciliazione sarà fatta, Copernico e Bentham la benediranno, e la finanza,
e lo ascoltassero. Sangiorgio guardò le due porte,
, non sente nulla, e Gasperini è smarrito nel
, uno dei suoi gesti che gli avevano procu
i,? osservò con un ton
ì si usa, in politica. O piuttosto, cercherebbero dimenticare anche questa, come tante altre hanno dimenticate. Voi siete novello, mi pare: vi restano mo
subito?? replicò Sangio
à, a tutti quanti, su fatti, uomini e avvenimenti, gridando, strillando, per sollievo del mio fegato. Avesse
endo gli occhi fissi sulla carta do
gio che avevano, se ne hanno mai avuto: e i giovani non hanno
dete, Ol
credo. La Camer
revole O
e compagni! e
ro di no,
ntite,
uram
i smen
propr
rmi che la Camera
sign
46, pranzo alle Colonne e v
be
n gi
n gi
ominciò a scrivere. Quelli della stanza accanto non avevano udito nulla: tanto più che il dialoghetto era avvenuto sul tono ordinario di voci. Gasperini sfog