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La conquista di Roma

Chapter 8 No.8

Word Count: 6194    |    Released on: 06/12/2017

ssa, quasi affumicata, varie teste si voltarono e il suo nome fischiò nel susurrìo educato di coloro che mangiavano. Restavano s

hevolmente, l'onorevole Scalatelli, il colonnello dei carabinieri, dal pizzo brizzolato e dagli occhi bonari, lo guardò con un certo interesse: gli al

rgio, del duello?? dom

altro, guardando la

o due

ri

fatto sal

po

za, Oldofredi

mò il grosso Paulo, finendo di dar dell'asino

ngiorgio, con Oldofr

ino, Oldofredi: bisogna che Ella

apevo: ci

andò l'enorme Paulo, il colosso, il mo

ino Scalìa: li aspetto a pranzo,

padrini poco arrendevoli, non v

duello, Sangiorgio

vita

o battuto con lui, anni sono: m'ha ferito

ta persona, dalla lunga barba nera che si brizzolava, dalla compostezza un po' naturale, un po' letteraria di scrittore e di signore; Rosolino Scalìa aveva la sua aria di militare elegante

ndò Sangiorgio

pose con riserva Sc

cominciò in silenzio: Castelforte era sempre contegn

rsandosi del vino. ?Abbiamo convegno alle nove e m

S

te più odioso, in un duello, che le sciabole mal affilate. Il duello

rrotare dallo

raccomando, Sangiorgio; non pensate a nulla e di nulla vi preoccupate, ma al primo assalto, andate giù, non a

di Lapucci, le condizioni saranno piuttosto gravi. Ma voi non ci badate, Sangi

herzare,? soggiunse Sangior

o. Il medico

N

erti,? disse Scalìa, ?ci

berretto Caffè di Roma, entrò nella trattoria, cercand

da a chiamare, al Caffè di Roma, d

stelforte, ?ma siate fermo,

na capanna, a un ricovero qualunque. Da che ho dovuto ricondurre per tre miglia di strada maestra, piena di sassi e di solchi, il povero Goffredi, con una ferita n

lora, in una casa..

, ?è malaugurio, in una casa. Tutt

guardava con curiosità, ma le tre facce erano impassibili: fu fatto un grande scambio di strette di mano vigorose e di saluti

lega: in bocca al l

ole Sangiorgio,? so

osso, se crede alla ie

immenso Paulo subitamente f

angiorgio: tir

ll'esito. Uscì due minuti dopo di loro. Sulla porta incontrò

ra,? rispos

e a casa Sua per prendere notizie?? insiste

50,? fece l'altro

uomo dall'aria infantile, dalla voce stridula e sottile: il presidente aveva l'aria stracca di pe

uesto brutto affare,

do, signor

iccolo moto nervoso e si

po' di malinteso? Un duello fra due deputati

linteso, glielo as

avrà preso a male qualche scherzo. Bisogna badarci a queste cose,

ogni modo, non

re che Ella, Sangiorgio, ha cercato

eputato meridionale, ma vi lesse la indifferenza, l'impassibili

ssarono le cond

con loro alle undici,?

un duello parlamentare è per loro un grande

a della voce del presidente e la tranquillità t

giornalisti e di curiosi che non hanno famiglia e passano la loro serata in quelle sale calde, piene di fumo; gli veniva, gli cresceva un fastidio immenso della gente che domanda, che chiede, che vuol sapere, che commenta, sempre indifferent

n po' d'impazienza, andò a passeggiare su e giù innanzi al Parlamento. Le grandi finestre degli Uffici erano tutte illuminate, i commissarii lavoravano ancora: ma la piazza era deserta, la grande piazza senza botteghe. Egli and

vevano passato la serata alla Camera, e quando qualcuno ne compariva sulla porta, si fermava, o si allontanava colto dall'impazienza. Finalmente Scalìa e Castelforte comparvero sugli scalini: la lunga f

gente e tutti vogliono sapere e io non voglio

ere, per delicatezza. Quel posatore di Oldofredi ha declamato tutta la serata alle Col

soggiunse Castelforte, ?poichè ci si va presto. Abbiamo fi

verso la casa di Sangior

so, voi?? do

per n

dormire. Cognac, in

N

lo. Domattina ne porterò io, sul te

ne! do

lpo,? riprese Castelforte. ?Er

rio q

o dipende dalla sua esperienza. Non pensate alla carrozza: verremo n

io, che non vi si

cata abbiamo la co

? disse ridend

salienti si proiettavano: quella di Castelforte scarnata, quasi fantomatica; quell

o si mescolava, sempre, a quelli odori cattivi di cucina che venivano dalla corte interna. Finalmente, solo:

n avvenimento era sinora venuto a turbare, tutte le vigliaccherie, le transazioni, le freddezze, le indifferenze, le premure misurate della gente che aveva incontrata, si affollavano, si aggruppavano, si precisavano: prima la difficoltà di trovar padrini contro Oldofredi che aveva fama di sciabolatore, poi l'entusiasmo molto limitato di Scalìa e di Castelforte, e tutti i consi

he quell'impresa audace, di volersi misurare lui, nuovo, giovane, inesperto, contro uno spadaccino che niuno osava più d'insultare, contro un antico deputato, gli valeva le beffe, la compassione, il dispregio degli altri. In quell'ora egli aveva contro di sè tutta la pubblica opinione, sentiva la ingiustizia uma

pronte a parare i colpi mortali, a ferire, a tagliare, a uccidere; una nelle sue mani, l'altra in quella dell'avversario, lama contro lama, taglio contro taglio: le sciabole erano fedeli. La parola dell'uomo agghiaccia il sangu

llìo del metallo, andò a sedersi sul divano e pas

. Per altri la notte che procede un duello è notte di agitazione, di nervi, di andirivieni: gli altri hanno tutti una donna, a cui infondere del coraggio con la disinvoltura: un parente a cui scrivere una lettera, un amico a cui mandare un biglietto, un servo a cui raccomandare un servizio importante; gli altri hanno tutti non la paura, forse, ma tutti una piccola pena, un pensiero molesto, una puntura di rimpianto; tutti gl

ni, la catastrofe lo avrebbe colpito in pieno, nel suo profondo, fervido, ardente desiderio di fama e di potere. Non sarebbero discese su lui, ferito o morente, lagrime di donna, tenerezza d'amico, rimpianto di persone affettuose: ma lui solo, Sangiorgio, avrebbe pianto su sè stesso, sui propri desiderii di gloria dispersi, sui propri sogni d'ambizione svaniti nella vergogna fisica e morale del disastro. Il colpo di sciabola che l'indomani avrebbe tagliata la carne, recisi i muscoli, divisa una vena, avrebbe trovato la via del cuore, di quel cuore

onata, il cappello a cilindro ben lucido posato sopra un mobile, aveva la faccia un po' pallida, ma e

ciabole?? doman

col

e punte, poi passò il dito sul taglio, le ripiegò, puntandole

fazzoletto di seta, p

use le sciabole nel sacco, che legò con la sciarpa: pr

dia

dia

retta entrarono tutti tre in carrozza. Passarono per Via Due Macelli, ove già il fioraio aveva esposto molta ricchezza di rose, ed entr

disse S

lforte, ?il duello con la

principio di Via Vittoria era tutto sconquassato, perchè riparavano la fognatura. In Piazza del

alìa ?c'è contrasto

Tre Re. Aveva sotto il braccio un involtino coi ferri e le fasciature. Sedette dirimpetto a Sangiorg

Via Flaminia, il primo tram di Ponte Molle si staccava dalla stazion

lta che conduce a villa Glori. Sotto l'Arco Oscuro, si cominciò a ved

e lo stringeva con crescente energia. Sotto gli occhi, gli era nato un tratto di rossore caldo che cominciava a spandersi in giù, irregolarmente. Ma come l'animazione aumentava, ogni potenza d'espansione scemava in lui: si andava lentamente rinchiudendo in sè stesso, in una specie di prosopopea, romantica e orgogliosa di sè medesimo, e alle parole del medico o dei padrini non poteva più rispondere che con qualche movimento del capo più vibrato del solito. I cavalli, per la salita, rifiatavano forte; in fine, a villa Glori, cominciò la discesa. Allo

re. Il luogo non è fissato pre

ane chiuse: non vestigio d'anima viva. La grande spianata si stendeva lungo il fiume, verde, senza alberi, senza uomini: solamente lontano, lungo la stacc

elle due sagome di gentiluomini eleganti, avanzanti tra la cicoria fiorita, stonavano bizzarramente. Il Tevere, gonfio e livido, tumultuava con impeto collerico. Castelforte e Scalìa tornarono indietro lentamente, discutendo. Sangiorgio cominciava a

o a lui. Castelforte appogg

nda un poco: ma non si scivola. Aspettiam

i cui nervi erano stranament

gran galoppo, voltò nella pianura, e andò a fermarsi in distanza, nel mezzo

mezzo il corpo fuori dallo sportello, guardava incertamente. Ciò che lo smaniava, era l'imperizia, la novità del fatto, e l'ignoranza delle formalità. Doveva restare in carrozza, o scendere come aveva fatto il suo avversario? Guardò i padrini. S'erano raccolti tutti e quattro, con amichevoli saluti e forti strette di mano, sul terreno arso, e discutevano. Ogni tanto, in quella strana e moll

la redingote e il cap

un brivido nel petto e alle scapole, brivido di impazienza e di desiderio, buttò via il cappello, si trasse furiosamente il paletot, la redingote, la sottoveste, la

l paletot:

l mezzo del terreno, Castelforte e Lapucci traevano a sorte il comando del combattimento e la

to un sorso

N

na sempre fo

no,? rispose Sang

iete le sciabole,? disse Castelfo

tre,? disse La

e impugnare la sciabola, gli legò l'elsa al polso, lo accompagnò al suo posto. I due dottori si scostarono di venti passi, Scalìa si fermò alla sinistra di S

del solito: certamente, non ancora il suo spirito

pitano di cavalleria, guardò Sangiorgi

isse con intonaz

i sangue, si affissò in lui: Oldofredi sputò via l'anemone, e

on perfetta cavalleria. Vi rammento soltanto che dovete fermarvi immediatamente appe

i, che gli rispose con un'

guar

cio e la sciabola, si appoggiò sulle gambe. Sangiorgio andò in guardia con un salto, stendendo i

comandò C

e la scartò, poi cadde sul guantone imbottito; ma Sangiorgio rialzando con impeto brutale il br

posto. Oldofredi, un po' pallido, sorrideva: aveva capito l'avversario; ma Sangiorgio, a cui era entrata nel

e la punta della sciabola alla faccia dell'avversario, lo guardava fiss

disse Cas

emico, non parò; e come vide la lama, che aveva finto una botta al ventre, passar luccicando davanti a' suoi occhi per ferire alla faccia, l

ridò Cas

ero a rilegar l'arma

uperbia contenta gli spianava la faccia. I suoi denti si schiusero. Oldofredi era di nuovo a posto, con la sciabola in pugno, ma

angiorgio gli entrò nel labbro inferiore e squarciò tutta la guancia, sino, alla tempia. I quattro padrini si buttarono in mezzo, i due medici accorsero. Oldofredi fu tratto in disparte, posto a

ozza passava sotto Porta del Popolo, egli

unti ci s

ie

ti giorni

e non si dichiari

erveniva a dire Scalìa, fuma

va Castelforte, ridendo. ?Oldofr

rsi dato l'appuntamento per firmare il processo verbale.

e?? gli ch

è meritata bene,? s

orrisero di

n quel gran signore. Quasi quasi lo accarezzavano con gli occhi, col tono della voce, con certe frasi lusinghiere, fieri di lui, lasciando travedere come diversamente lo apprezzassero e gli volessero bene dopo il duello. Egli riceveva quietamente questa onda novella di amicizia, coi nervi che si ammollivano sempre più, lasciandosi andare a un gran bisogno di vita fisica, non pensando più, avendo voglia soltanto di mangiare, di digerire in una stanza calda, di dormire due, tre ore, profondamente. Sorrideva ai suo

angiorgio; egli mangiava e beveva molto, tutto felice di mangiare, ringraziando col capo ai discorsi amabili d

espansioni dive

lo, ho temuto per te, caro Sangiorgio. L'avversario era forte e coraggioso e s

lo aspettava...? a

sse, sul terreno,?

pose. Al terzo assalto, ve lo assicuro io, cari colleghi, egli era furioso: è andato add

rdio!? fece co

veva fatto colezione con l'onorevole Cermignani alle Colonne, un po' preoccupato della sorte del collega basilisco, era venuto in su pel Corso, per vedere se incontrava la carrozza, e chiacchierando di politica, gridando, riscaldandosi, strillando, enumerando cifre e demolendo bilanci, avevano scorto nella trattoria il gruppo dei tre che mang

one placido, dalla barba argentea, il Gambara, il decano dell'antico partito conservatore, il Bencini curioso e arzillo come una femminetta, venne anche lui a congratularsi quantunque non conoscesse punto i

a già ricucita sulla faccia! Per fortuna che non siamo i

scoltavano il chiacchiericcio sfavillante del Bencini dalla voce chioccia e dal riso secco. Fu quasi un corteo che accompagnò il deputato Sangiorgio sino al landau. Era uscito il sole, la carrozza fu aperta, Melillo volle salire anche lui. E come pel Corso passava la carrozza, vi era un allargarsi, un propagarsi

ndamente i quattro deputati che passavano, accennando fra loro. In quanto al deputato Carusio, in Piazza Colonna, egli si buttò allo sportello, volle

trazione crebbe, crebbe se

ntegno corretto: ma vi fu nel sorriso con cui accolse Sangiorgio qu

lle spalle, dondolandosi mastodonticamente nel nero corridoio

accia,

a fa

to da torneo. Alcuni, i più crudeli, si facevano ancora narrare e descrivere la lunghezza e la profondità della ferita di Oldofredi, chiedevano se vi era stata molta emorragia, se la cicatrice si sarebbe subito rimarginata, se lo sfregio sarebbe rimasto molto visibile. Ma dappertutto, in tutti, anche nei più cauti, anche in quelli che arrischiavano solo una parola e un saluto, trapelava l'antipatia profonda che i molti colle

domande furono poche, dettate da una fredda curiosità: i due padrini sentivano, alla loro volta, l'isolamento del loro primo che giaceva in letto, con la faccia e la testa fasciata, in preda a una feb

fuso, ma conservando sempre la sua freddezza esterna che solo uno stupido sorriso veniva a diradare, e

llo che aveva data la sciabolata a Oldofredi; essi parlavano sottovoce, ma egli udì benissimo, egli che non udiva la musica. Nell'intervallo sentì sul viso il calore di uno sguardo magnetico: donna Elena Fiammanti lo guard

chè battersi per me? N

orgoglioso, egli vide nell'atrio il grande Paulo che s'infilava un soprabito enorme. Subito tutta la nebbia superba gli si dileguò e gli venne voglia di buttarsi s

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