La conquista di Roma
ssa, quasi affumicata, varie teste si voltarono e il suo nome fischiò nel susurrìo educato di coloro che mangiavano. Restavano s
hevolmente, l'onorevole Scalatelli, il colonnello dei carabinieri, dal pizzo brizzolato e dagli occhi bonari, lo guardò con un certo interesse: gli al
rgio, del duello?? dom
altro, guardando la
o due
ri
fatto sal
po
za, Oldofredi
mò il grosso Paulo, finendo di dar dell'asino
ngiorgio, con Oldofr
ino, Oldofredi: bisogna che Ella
apevo: ci
andò l'enorme Paulo, il colosso, il mo
ino Scalìa: li aspetto a pranzo,
padrini poco arrendevoli, non v
duello, Sangiorgio
vita
o battuto con lui, anni sono: m'ha ferito
ta persona, dalla lunga barba nera che si brizzolava, dalla compostezza un po' naturale, un po' letteraria di scrittore e di signore; Rosolino Scalìa aveva la sua aria di militare elegante
ndò Sangiorgio
pose con riserva Sc
cominciò in silenzio: Castelforte era sempre contegn
rsandosi del vino. ?Abbiamo convegno alle nove e m
S
te più odioso, in un duello, che le sciabole mal affilate. Il duello
rrotare dallo
raccomando, Sangiorgio; non pensate a nulla e di nulla vi preoccupate, ma al primo assalto, andate giù, non a
di Lapucci, le condizioni saranno piuttosto gravi. Ma voi non ci badate, Sangi
herzare,? soggiunse Sangior
o. Il medico
N
erti,? disse Scalìa, ?ci
berretto Caffè di Roma, entrò nella trattoria, cercand
da a chiamare, al Caffè di Roma, d
stelforte, ?ma siate fermo,
na capanna, a un ricovero qualunque. Da che ho dovuto ricondurre per tre miglia di strada maestra, piena di sassi e di solchi, il povero Goffredi, con una ferita n
lora, in una casa..
, ?è malaugurio, in una casa. Tutt
guardava con curiosità, ma le tre facce erano impassibili: fu fatto un grande scambio di strette di mano vigorose e di saluti
lega: in bocca al l
ole Sangiorgio,? so
osso, se crede alla ie
immenso Paulo subitamente f
angiorgio: tir
ll'esito. Uscì due minuti dopo di loro. Sulla porta incontrò
ra,? rispos
e a casa Sua per prendere notizie?? insiste
50,? fece l'altro
uomo dall'aria infantile, dalla voce stridula e sottile: il presidente aveva l'aria stracca di pe
uesto brutto affare,
do, signor
iccolo moto nervoso e si
po' di malinteso? Un duello fra due deputati
linteso, glielo as
avrà preso a male qualche scherzo. Bisogna badarci a queste cose,
ogni modo, non
re che Ella, Sangiorgio, ha cercato
eputato meridionale, ma vi lesse la indifferenza, l'impassibili
ssarono le cond
con loro alle undici,?
un duello parlamentare è per loro un grande
a della voce del presidente e la tranquillità t
giornalisti e di curiosi che non hanno famiglia e passano la loro serata in quelle sale calde, piene di fumo; gli veniva, gli cresceva un fastidio immenso della gente che domanda, che chiede, che vuol sapere, che commenta, sempre indifferent
n po' d'impazienza, andò a passeggiare su e giù innanzi al Parlamento. Le grandi finestre degli Uffici erano tutte illuminate, i commissarii lavoravano ancora: ma la piazza era deserta, la grande piazza senza botteghe. Egli and
vevano passato la serata alla Camera, e quando qualcuno ne compariva sulla porta, si fermava, o si allontanava colto dall'impazienza. Finalmente Scalìa e Castelforte comparvero sugli scalini: la lunga f
gente e tutti vogliono sapere e io non voglio
ere, per delicatezza. Quel posatore di Oldofredi ha declamato tutta la serata alle Col
soggiunse Castelforte, ?poichè ci si va presto. Abbiamo fi
verso la casa di Sangior
so, voi?? do
per n
dormire. Cognac, in
N
lo. Domattina ne porterò io, sul te
ne! do
lpo,? riprese Castelforte. ?Er
rio q
o dipende dalla sua esperienza. Non pensate alla carrozza: verremo n
io, che non vi si
cata abbiamo la co
? disse ridend
salienti si proiettavano: quella di Castelforte scarnata, quasi fantomatica; quell
o si mescolava, sempre, a quelli odori cattivi di cucina che venivano dalla corte interna. Finalmente, solo:
n avvenimento era sinora venuto a turbare, tutte le vigliaccherie, le transazioni, le freddezze, le indifferenze, le premure misurate della gente che aveva incontrata, si affollavano, si aggruppavano, si precisavano: prima la difficoltà di trovar padrini contro Oldofredi che aveva fama di sciabolatore, poi l'entusiasmo molto limitato di Scalìa e di Castelforte, e tutti i consi
he quell'impresa audace, di volersi misurare lui, nuovo, giovane, inesperto, contro uno spadaccino che niuno osava più d'insultare, contro un antico deputato, gli valeva le beffe, la compassione, il dispregio degli altri. In quell'ora egli aveva contro di sè tutta la pubblica opinione, sentiva la ingiustizia uma
pronte a parare i colpi mortali, a ferire, a tagliare, a uccidere; una nelle sue mani, l'altra in quella dell'avversario, lama contro lama, taglio contro taglio: le sciabole erano fedeli. La parola dell'uomo agghiaccia il sangu
llìo del metallo, andò a sedersi sul divano e pas
. Per altri la notte che procede un duello è notte di agitazione, di nervi, di andirivieni: gli altri hanno tutti una donna, a cui infondere del coraggio con la disinvoltura: un parente a cui scrivere una lettera, un amico a cui mandare un biglietto, un servo a cui raccomandare un servizio importante; gli altri hanno tutti non la paura, forse, ma tutti una piccola pena, un pensiero molesto, una puntura di rimpianto; tutti gl
ni, la catastrofe lo avrebbe colpito in pieno, nel suo profondo, fervido, ardente desiderio di fama e di potere. Non sarebbero discese su lui, ferito o morente, lagrime di donna, tenerezza d'amico, rimpianto di persone affettuose: ma lui solo, Sangiorgio, avrebbe pianto su sè stesso, sui propri desiderii di gloria dispersi, sui propri sogni d'ambizione svaniti nella vergogna fisica e morale del disastro. Il colpo di sciabola che l'indomani avrebbe tagliata la carne, recisi i muscoli, divisa una vena, avrebbe trovato la via del cuore, di quel cuore
onata, il cappello a cilindro ben lucido posato sopra un mobile, aveva la faccia un po' pallida, ma e
ciabole?? doman
col
e punte, poi passò il dito sul taglio, le ripiegò, puntandole
fazzoletto di seta, p
use le sciabole nel sacco, che legò con la sciarpa: pr
dia
dia
retta entrarono tutti tre in carrozza. Passarono per Via Due Macelli, ove già il fioraio aveva esposto molta ricchezza di rose, ed entr
disse S
lforte, ?il duello con la
principio di Via Vittoria era tutto sconquassato, perchè riparavano la fognatura. In Piazza del
alìa ?c'è contrasto
Tre Re. Aveva sotto il braccio un involtino coi ferri e le fasciature. Sedette dirimpetto a Sangiorg
Via Flaminia, il primo tram di Ponte Molle si staccava dalla stazion
lta che conduce a villa Glori. Sotto l'Arco Oscuro, si cominciò a ved
e lo stringeva con crescente energia. Sotto gli occhi, gli era nato un tratto di rossore caldo che cominciava a spandersi in giù, irregolarmente. Ma come l'animazione aumentava, ogni potenza d'espansione scemava in lui: si andava lentamente rinchiudendo in sè stesso, in una specie di prosopopea, romantica e orgogliosa di sè medesimo, e alle parole del medico o dei padrini non poteva più rispondere che con qualche movimento del capo più vibrato del solito. I cavalli, per la salita, rifiatavano forte; in fine, a villa Glori, cominciò la discesa. Allo
re. Il luogo non è fissato pre
ane chiuse: non vestigio d'anima viva. La grande spianata si stendeva lungo il fiume, verde, senza alberi, senza uomini: solamente lontano, lungo la stacc
elle due sagome di gentiluomini eleganti, avanzanti tra la cicoria fiorita, stonavano bizzarramente. Il Tevere, gonfio e livido, tumultuava con impeto collerico. Castelforte e Scalìa tornarono indietro lentamente, discutendo. Sangiorgio cominciava a
o a lui. Castelforte appogg
nda un poco: ma non si scivola. Aspettiam
i cui nervi erano stranament
gran galoppo, voltò nella pianura, e andò a fermarsi in distanza, nel mezzo
mezzo il corpo fuori dallo sportello, guardava incertamente. Ciò che lo smaniava, era l'imperizia, la novità del fatto, e l'ignoranza delle formalità. Doveva restare in carrozza, o scendere come aveva fatto il suo avversario? Guardò i padrini. S'erano raccolti tutti e quattro, con amichevoli saluti e forti strette di mano, sul terreno arso, e discutevano. Ogni tanto, in quella strana e moll
la redingote e il cap
un brivido nel petto e alle scapole, brivido di impazienza e di desiderio, buttò via il cappello, si trasse furiosamente il paletot, la redingote, la sottoveste, la
l paletot:
l mezzo del terreno, Castelforte e Lapucci traevano a sorte il comando del combattimento e la
to un sorso
N
na sempre fo
no,? rispose Sang
iete le sciabole,? disse Castelfo
tre,? disse La
e impugnare la sciabola, gli legò l'elsa al polso, lo accompagnò al suo posto. I due dottori si scostarono di venti passi, Scalìa si fermò alla sinistra di S
del solito: certamente, non ancora il suo spirito
pitano di cavalleria, guardò Sangiorgi
isse con intonaz
i sangue, si affissò in lui: Oldofredi sputò via l'anemone, e
on perfetta cavalleria. Vi rammento soltanto che dovete fermarvi immediatamente appe
i, che gli rispose con un'
guar
cio e la sciabola, si appoggiò sulle gambe. Sangiorgio andò in guardia con un salto, stendendo i
comandò C
e la scartò, poi cadde sul guantone imbottito; ma Sangiorgio rialzando con impeto brutale il br
posto. Oldofredi, un po' pallido, sorrideva: aveva capito l'avversario; ma Sangiorgio, a cui era entrata nel
e la punta della sciabola alla faccia dell'avversario, lo guardava fiss
disse Cas
emico, non parò; e come vide la lama, che aveva finto una botta al ventre, passar luccicando davanti a' suoi occhi per ferire alla faccia, l
ridò Cas
ero a rilegar l'arma
uperbia contenta gli spianava la faccia. I suoi denti si schiusero. Oldofredi era di nuovo a posto, con la sciabola in pugno, ma
angiorgio gli entrò nel labbro inferiore e squarciò tutta la guancia, sino, alla tempia. I quattro padrini si buttarono in mezzo, i due medici accorsero. Oldofredi fu tratto in disparte, posto a
ozza passava sotto Porta del Popolo, egli
unti ci s
ie
ti giorni
e non si dichiari
erveniva a dire Scalìa, fuma
va Castelforte, ridendo. ?Oldofr
rsi dato l'appuntamento per firmare il processo verbale.
e?? gli ch
è meritata bene,? s
orrisero di
n quel gran signore. Quasi quasi lo accarezzavano con gli occhi, col tono della voce, con certe frasi lusinghiere, fieri di lui, lasciando travedere come diversamente lo apprezzassero e gli volessero bene dopo il duello. Egli riceveva quietamente questa onda novella di amicizia, coi nervi che si ammollivano sempre più, lasciandosi andare a un gran bisogno di vita fisica, non pensando più, avendo voglia soltanto di mangiare, di digerire in una stanza calda, di dormire due, tre ore, profondamente. Sorrideva ai suo
angiorgio; egli mangiava e beveva molto, tutto felice di mangiare, ringraziando col capo ai discorsi amabili d
espansioni dive
lo, ho temuto per te, caro Sangiorgio. L'avversario era forte e coraggioso e s
lo aspettava...? a
sse, sul terreno,?
pose. Al terzo assalto, ve lo assicuro io, cari colleghi, egli era furioso: è andato add
rdio!? fece co
veva fatto colezione con l'onorevole Cermignani alle Colonne, un po' preoccupato della sorte del collega basilisco, era venuto in su pel Corso, per vedere se incontrava la carrozza, e chiacchierando di politica, gridando, riscaldandosi, strillando, enumerando cifre e demolendo bilanci, avevano scorto nella trattoria il gruppo dei tre che mang
one placido, dalla barba argentea, il Gambara, il decano dell'antico partito conservatore, il Bencini curioso e arzillo come una femminetta, venne anche lui a congratularsi quantunque non conoscesse punto i
a già ricucita sulla faccia! Per fortuna che non siamo i
scoltavano il chiacchiericcio sfavillante del Bencini dalla voce chioccia e dal riso secco. Fu quasi un corteo che accompagnò il deputato Sangiorgio sino al landau. Era uscito il sole, la carrozza fu aperta, Melillo volle salire anche lui. E come pel Corso passava la carrozza, vi era un allargarsi, un propagarsi
ndamente i quattro deputati che passavano, accennando fra loro. In quanto al deputato Carusio, in Piazza Colonna, egli si buttò allo sportello, volle
trazione crebbe, crebbe se
ntegno corretto: ma vi fu nel sorriso con cui accolse Sangiorgio qu
lle spalle, dondolandosi mastodonticamente nel nero corridoio
accia,
a fa
to da torneo. Alcuni, i più crudeli, si facevano ancora narrare e descrivere la lunghezza e la profondità della ferita di Oldofredi, chiedevano se vi era stata molta emorragia, se la cicatrice si sarebbe subito rimarginata, se lo sfregio sarebbe rimasto molto visibile. Ma dappertutto, in tutti, anche nei più cauti, anche in quelli che arrischiavano solo una parola e un saluto, trapelava l'antipatia profonda che i molti colle
domande furono poche, dettate da una fredda curiosità: i due padrini sentivano, alla loro volta, l'isolamento del loro primo che giaceva in letto, con la faccia e la testa fasciata, in preda a una feb
fuso, ma conservando sempre la sua freddezza esterna che solo uno stupido sorriso veniva a diradare, e
llo che aveva data la sciabolata a Oldofredi; essi parlavano sottovoce, ma egli udì benissimo, egli che non udiva la musica. Nell'intervallo sentì sul viso il calore di uno sguardo magnetico: donna Elena Fiammanti lo guard
chè battersi per me? N
orgoglioso, egli vide nell'atrio il grande Paulo che s'infilava un soprabito enorme. Subito tutta la nebbia superba gli si dileguò e gli venne voglia di buttarsi s