icon 0
icon TOP UP
rightIcon
icon Reading History
rightIcon
icon Log out
rightIcon
icon Get the APP
rightIcon

Suor Giovanna della Croce

Chapter 4 No.4

Word Count: 11777    |    Released on: 06/12/2017

à la popolarissima strada appariva insolitamente deserta; i radi fanali a gas non poteano che dileguare fiocamente le tenebre; e nella g

uoi fanali strappati e lasciati a giacere, lungo distesi sugli ammassi di terra, coi suoi vecchi marciapiedi diventati dei pantani di melma, d'immondizie, sotto la pioggia. La donna che doveva percorrerla, curva, guardava per terra, innanzi a sè, temendo qualche mal passo, che la facesse urtare contro qualche cumulo di pietre e cadere in qualche fosso pieno di mota: poi, con un piccolo sospiro, sollevando la gonna,

tti mezzo rotti con fiori artificiali. La donna, passando innanzi a quella immagine pia, si arrestò, tenendovi gli occhi fissi: dopo essersi segnata, dal lieve moto delle labbra, sembrava che dicesse delle orazioni. Le quali non furono molto lunghe. Dopo un novello segno di croce, la donna si staccò dalla figura di Maria e intraprese l'ascensione di una oscurissima scala, a mano diritta. Il terreno, anche sulla scala, era umido e fangoso: la donna si reggeva al muro, stri

notte e

orò una voce bassa e

a donna non vi giunse che più tardi, estenuata, forse, da un lungo cammino fatto nella giornata a cui quella traversata di Via Porto

di grasso, spalle larghissime, petto e ventre riuniti, fianchi amplissimi, braccia corte e goffe, mani rotonde, rossastre, dalle dita fiacche che si muovevano intorno ai ferri della calza. Anche il volto della donna, grosso, gonfio, con un doppio mento, con le guancie che affogavano il naso e i già piccoli occhi, era di un brutto colore vinoso, a chiazze: una espressione dura, indiffe

te! donna

none, con aria indifferente, senza n

etto? - richiese l'altra,

letti, - borbottò donna Carminell

te portato i

portati, - rispose subito la d

na Carminella, sogguardan

rchio di luce del lume a petrolio, la mano della donna che deponeva i soldi: una mano lunga, scarnissima, dalla pelle indurita e grigiastra, su cui si disegnavano, molto grosse, violacee, le vene della mano dalle dita nodose, contratte, tr

tenta giorno e notte, e che si ricava? Poco o n

mormorò l'altra, con un sospiro

. Vi sono troppe locande. Ve ne sono a quattro soldi, a tre soldi, proprio delle cantine, dei sotterranei, capi

sse l'altra,

dire. Il timore di Dio, prima di tutto! Ci dormi

, sulle pietre, - soggiunse la donna

almente donna Carminella. - Se volete andare, po

ra? - interrogò t

ete fare, un po' di carità ci vuole! Si stringeranno. Mi son presi solo cinque soldi; il mio cuore è troppo tenerello. Nel secondo letto, vi è una nuova, una

ottata! - disse la

giorno notte e notte giorno. Dormo demani, io! Quel

osservò dolcemente la donn

ia io, chi la fa? Possono succedere tante cose. Dio lo

na nottata, b

se ne

me lo lasciate? - ch

a esitò

e.... non

caffè che il pane. Un soldo di caffè

soldo e lo consegnò alla donnona. Costei, di nuovo, se lo studiò: poi se lo gettò in tasca, con soddi

unse, - domani mattina avrete una tazza

ndi stanze dei maschi possedevano solo quattro letti ognuna e una sedia, accanto al letto, non altro mobilio: delle funi circondavano, in alto, questi letti, delle funi a cui erano sospesi dei lenzuoli di tela grezza che formavano tenda e dividevano, sempre per la decenza, un letto dall'altro. Ma non tutte queste tele giungevano a separare completamente i letti, troppo corte, troppo strette: altre erano mezze sollevate, rigettate indietro, non curandosi quegli uomini di celarsi agli altri ospiti notturni. Un lumicino fioco ardeva nella prima stanza della locanda; un altro ne ardeva nella seconda: e s'intravvedeva, al loro piccolo chiarore, l'abbandono, simile alla morte, di coloro che erano venuti a cadere là, immersi in un sonno di piombo, dopo una gior

o, invece passando per quelle due stanze abitate da otto uomini dormienti, ella quasi quasi corse, rigida, fra le due file di letti, senza voltare la testa nè a dritta nè a sinistra. E malgrado che ella tentasse camminare leggermente, per non fare accorgere nessuno del suo passaggio, qualcuno

che era chiusa con la sola maniglia e sparve lì dentr

ta a mala pena, con gli spilli, sul muro. In un letto dormiva Fortunata, detta la butterata, la serva, il cui marito era andato all'ospedale ed ella non aveva più potuto pagare la pigione di un basso. Fortunatina teneva abbracciata, nel letto, per stare meglio, la sua figliuola più piccola, una bimba di tre anni, e la più grande, di cinque anni; dormiva in contrario, con la testa verso i piedi del letto. Raggricchiate, strettissime, esse non potevano muovere un piede nè una mano, senza far cadere una delle altre persone, o senza pericolo di cadere esse stesse. Ogni tanto, da quel giaciglio un sospiro di donna veniva fuori: era la povera madre che non poteva distende

a, non esistesse. La donna deponeva i panni, man mano, sulla unica sedia, presso il letto: e infine vi si appoggiò un poco, come se pregasse. E, in quel momento, dal letto ove stava colei che aveva dichiarato chiamars

Madon

l suo letto, le due bimbe si svegliarono anch'esse, spingendosi, dand

l sonno, stringendosene una al petto, cerca

no stridìo del fiato fra i denti: e qualche lamento, ancora, le usciva dal petto, insieme con la i

al suo letto, ove si era messa sotto le

- gemette la giovane, battendo la t

eggio, - soggiunse la donna, vedendo che q

corico per coricarmi. Appena sento il calore del letto, mi v

meva di risvegliare la povera serva che si ravvoltolava nel letto, con le

esta tosse? - chiese alla gi

n mi dà pace. Con quest

iamo di no, - soggiuns

io muoia? Che ci campo, io, su qu

di Dio, la vo

so, la parte alta, di colei che le parlava: non vide che delle rughe profonde, scavate in una pelle giallastra: il resto della

l Padre Eterno? Io sono una miserabile,

te, scosse il petto della giovane; e fu più lungo dell

ane non mi fa dormire, - si mise a sing

i le orecchie, dormirai, - borbott

che si stia zitta, dille che lasci

la malata. - Pure il sonno a quest'anima di Dio, m

traziante le u

evava la piccola testa, con gli occhioni spalancati. - Perchè no

va denari. Mi ha ordinato la cartina

hai preso le

non ave

pure, non hai d

Se no, non

ovette essere la prima, poichè il suo respiro leggiero si unì a quello di sua madre, più grave, più forte, a quello leggerissimo della sua sorellina. La malata anche parve che si assopisse un poco, sempre sollevata sul suo gramo guanciale, con le coperte ammucchiate sul petto e avendo gittato

ello di una canzone sentimentale: ed era, più spesso, qualche fischio lungo, espressivo, a cui un altro fischio lontano, debole, rispondeva, il fischio tradizionale dei malandrini, il fischio dei ladri, che, nella notte, fa fremere di sgomento anche coloro che sono chiusi e difesi nelle loro case, al sicuro, nei loro letti. Ma tutto ciò arrivava affiochito dalla distanza. Due volte, quando si udirono dei fischi più vivaci, più lunghi, nella strada, Maddalena Sgueglia si svegliò dal suo sonno di persona infermiccia e tossicchiò un poco, sordamente: poi ricadde nel suo torpore. Così, sulle teste, sui corpi di quegli uomini sconosciuti che dormivano nelle stanze seguenti, sui corpi e sulle anime di quegli uomini certamente miseri, forse viziosi, forse criminali, si distendeva, nell'ambiente di una povertà estrema, di ospitalità

metteva in comunicazione le due stanze,

iovane malata, che aveva un sonno

o io, donna

turbata, si accostò ai letti, trabal

osa è? - chiese Mad

ttò la padrona di casa, parlando più forte, qu

l letto, con la figliuola più piccola attaccata al collo. L'alt

.... sono disgrazie.... - bal

chiese, tutta tremante, la donna

o sveglie, l'enorme donna pr

la po

e mani; Fortunata si mise a piangere, tirandosi le due figliuole accanto;

nella. - Perchè strillate? Perchè piangete? Ch

na mia! - seguitava

- esclamava, fra le lacrime,

feriva verbo, ma si comprendeva che il suo terror

vi lascia in pace! - gridò donna Carminella che ce

lizia, se non abbiamo fatto nulla? - e

ci deve venire, - mormorò la donnon

no per arrestarlo! - gridò F

ossero sul punto di essere ammanettate e condotte in carcere. La donn

rminella. - Nessuno, capite, alla Villa di Par

corgeva che la grossa tenitrice della loca

gridò Maddalena. - Ci possiamo a

la prima stanza, - disse donna Carm

lò Fortunatina, la serva, battendosi la faccia c

n gridate, che è peggio! Un poco

polizia, - mormorò con voce soffoc

, che le bambine si

ar d'occhi stralunati; Fortunatina aveva un volto tutto divorato dal vaiuolo, a trent'anni, mostrandone cinquanta, rotta dalle fatiche, dalla fame, dalla mancanza di riposo: e la terza donna col lenzuolo tirato sulla figura, quasi a nascondersi tutta, lasciava vedere solo la sua fronte giallastra e rugata e un par di occhi infossati sotto le orbite, occhi di umiltà, di tristezza e di spavento. Adesso, dall'altra stan

sottili, di lineamenti non brutti, ma con un'aria così dura di sbirro, con un aspetto così seccato e irritato di quelle visite, a quell'ora, che tutto i

? - egli chiese co

dormo.... Ec

hai

zzi. Eccellenza..

disse il delegato, con

ignore, io lavoro,

ve s

tti lo conoscono, a San Gia

ti c

Santaniello,

iglie tu

, sissignore

anno pa

esa. - Non hanno padre? è all'ospedale, pov

to, senza curarsi più di lei, aveva girato sui tacchi e interrogava metodicamen

le domandò, a sopracciglia aggrottate

or delegato, - disse a voce

hai

n ho

me v

piegatrice

poco! E quanto ti

sempre più le tremav

e ti

ia, ai vostri ordi

- A crederti, che fai la piegatrice di giornal

he dite! Domandate di me, domani, alla tipografia del Giornale di Napoli, Maddale

to. - Qua siete tutte degli angioli, in questa locanda. A sentir voi,

ato! - esclamarono Fortunatina

tanze puzzolenti, fra tutti quei cenci sordidi, in mezzo a quella miseria. E si trovò dinanzi d

la notte? - le chiese, con le mani in tasca, cer

, ma come! Sempre vog

ere un libro..

gere nè scrivere V

. se no, pagate la multa.

ne.... - mormorò

elegato, che credeva di aver finito e facev

nna Carminella, scostandosi e s

- domandò, monotonamente

rispose la donna con voce f

enite

replicò la donna, sempre con lo s

e vaga

o,

ome v

ne.... - mormor

qua

sette soldi

e la dà,

sse la donna e vol

giata, si piegò verso il delegato e gli sussurrò una parola all'orecchio. La donna teneva

dirmi il

ue. Non aveva

pere il vos

spondeva. E

nome, - ripetette, per la terza volta,

ilacqua, - fu la risposta, infine, del

e nessun s

, ne

mai portat

tratto, come se si fosse deci

vilacqua. E non ho m

che ancora non si decidevano a chiudere le loro imposte, vedendo la folla che si fermava innanzi alle vetrine scintillanti. Donne giovani e giovanette andavano lente, lungo i marciapiedi, guardando innanzi coi loro begli occhi dolci e fieri, napoletani, ove si alternano, seducentemente, il languore e la vivacità; uomini e giovanotti venivano loro incontro, o le fiancheggiavano o le seguivano, in cerca di un'occhiata, di un sorriso, di un cenno tenero. Il movimento delle carrozze padronali e da nolo era continuo, crescente; fra due giorni vi erano le corse de

ltro che rasenta il piccolo e popolare teatro Rossini, molta gente andava in su, verso il palazzo di Tarsia. Qualche gruppetto già si vedeva dove sbocca la grande rampa di via Pontecorvo, gruppetto di gente fermata che aspettava, in silenzio: altrove, sotto il portone del palazzo dirimpetto a quello di Tarsia, altri piccoli gruppi erano fermi. è il palazzo di Tarsia, palazzo municipale, dalla architettura che vorrebbe imitare, malamente, il disegno di una delle deliziose case pompeiane, tutta la facciata di questo palazzo, a un piano, era adorna di t

palazzo; folla, infine, di uomini e di donne, che tenean gli occhi fissi sulla porta del salone terreno, quasi ansiosamente. Mentre i signori erano correttamente chiusi nella redingote, alcuni, più civettuoli, mostranti dalla redingote aperta il panciott

a: non solo i vestiti erano stracciati, sbrandellati, sfilacciati, ma erano scoloriti, pieni di macchie, fangosi, trascinati per le vie piene di melma, sporcati addosso di notte, su giacigli ignoti, sporcati di notte, forse, nelle notti ove quella gente dorme all'aria aperta, accoccolata sui gradini di una chiesa, accoccolata sugli spiragli di una cucina, di un sotterraneo. Alla luce del sole, alla chiarissima luce primaverile, quelle vesti che erano dei cenci, mostra

troppo corte che lasciavano vedere i polsi nodosi, rossi, nudi; vite guarnite ridicolosamente, in tanta miseria indecente, di vecchi ornamenti scolorati, provenienti, queste vite, da lontani atti di carità che non si erano più rinnovati; e portavano, le donne, al collo, sul petto, qualche straccio di fazzoletto colorato e stinto, annodato come una fune, qualche straccio di scialetto di lana, tirato invano da tutte le p

i diventati gialli, senza bottoni, senza mostre, senza orlature; camicie - qualcuno la mostrava, solo qualcuno - di cotone a scacchi, dove mancava il colletto, camicie di flanella, scure, grosse, che avevano l'aspetto così lurido da fare schifo, e sovra queste camicie delle cravatte che sembravano delle corde. Molti, col bavero della giacchetta, del gabbano, alzato, nascondevano

lte di queste donne apparivano malate, alcune scialbe e flosce di pelle, per anemie che non si guariscono, per perdite di sangue nei miserabili parti fatti all'ospedale, donde le mandavano via dopo due giorni, per mancanza di nutrizione; altre gialle e gonfie per malattia del sangue, per malattie cardiache, per la soverchia grassezza; alcune obese, sformate. Una era ributtante, con gli occhi cerchiati di rosso, sanguinolenti; un'altra nascondeva male un enorme gozzo, sotto una sciarpa; un'altra aveva un tic nervoso, per cui, ogni tanto, il viso le si torceva ed ella dava in uno scoppio di risa frenetico; un'al

ne oppresse, alcune vergognose di trovarsi colà. Erano riunite in gruppo, ma tacevano. Parecchie erano sedute sul marciapiede: una si era sdraiata lungo il muro appoggiand

mosità degli occhi, nei nasi adunchi, nei menti rincagnati, in quelle bocche violette, in quelle bocche livide, dalle labbra rientrate, sulle gengive senza denti; lung

viso mangiato da un lupus, tutto fasciato con sporche bende, che si annodavano sull'alto del capo. Molti avevano il naso rosso degli ubbriaconi, con le guance rovinate dalla salsedine; qualcuno fumava un mozzicone; qualcuno fumava in una pipetta corta, di creta, da due centesimi; qualcuno ciccava. Fra gli uomini dominava, più che fra le donne, l'apparenza ignobile, quasi indegna di pietà, tanto era ributtante; quasi nessuno di quei mendichi aveva l'aspetto timido, dolente, come si riscontrava fra le donne, e in quasi nessuno vi era l'aspetto vergognoso di essere lì, innanzi al palazzo, riuniti in corporazione di pezzenti, in quell'attesa del giorno pasquale. Bensì, vari avevano l'aspetto duro e feroce, l'aspetto

rtoncino bianco, su cui era stampato: pranzo per i poveri, e il posto e l'ora e lo stemma del Municipio di Napoli, che, per festeggiare la Pasqua di Risurrezione, dava pranzo a trecento mendicanti, centocinquanta uomini e centocinquanta donne. Con grande garbo, anzi con la esagerazione del garbo, quattro signori, in tuba e redingote, due da un lato, due da un altro, osservavano se le carte di ammissione erano in perfetta regola, e le ritiravano man mano. La sfilata era regolata, anche, dalle guardie e dai carabinieri che non lasciavano passare più di un mendico, o più di una mendica, alla volta; e nulla era più strano che quel passaggio di gente lacera, lurida, inferma, curva dalla vecchiaia o d

tette coi signori alla porta, singhiozzando, dicendo che li avrebbe tenuti sulle sue ginocchia, giurando che sarebbero stati tranquilli: fu inutile. Ella carezzò i suoi figli, promise loro che non avrebbe mangiato, che avrebbe portato loro fuori tutto; disse loro di non muoversi da vicino al cancello: ed entrò, ancora tremante di emozione. L'altra, quella che ne aveva cinque di figli, portava due biglietti: non voleva entrare, lei, voleva mandare i suoi cinque figliuoli, con quei due biglietti, si contentava di non mangiare lei, purchè le

lla lunga mensa di mano dritta dovevano sedere tutte le povere, femmine; alla mensa a mano sinistra, tutti i poveri, maschi. Le mense erano messe senz'alcun lusso, ma con decenza: tovaglia e tovagliolo bianchissimi: bicchiere di vetro, ma nitido: cucchiaio e forchetta di stagno, nuovissimi, quindi luccicanti come se fossero di argento; coltello col manico di osso nero. Una grossa fetta di pane bianco e fresco era accanto a ogni coperto: una bottiglia di vetro, di poco meno d'un l

spettrici, le sorvegliatrici di quel banchetto dei poveri: e nel loro sentimento di sacrificio avevano, in quel giorno di Pasqua, lasciata ogni altra occupazione, ogni altro svago e avevano voluto benignamente, caritatevolmente, presenziare quel pranzo d'infelici, di mendichi. Un paio di esse, anzi, si toglievano lentamente i guanti bianchi e denudavano le mani cariche di anelli, poichè la loro ferma intenzione era di servire a tavola i poveri. Forse era un voto che avevano fatto; forse volevano imitare il Redentore, che lavò i piedi agli apostoli. Una di esse, la più elegante fra tutte, alta, sottile, con certi magnifici occhi verdi in un volto bianco, con una ricca capigliatura di un castano dai riflessi rossastri, portava alle delicate

a anche qualche ragazzo, venuto fuori dal collegio, per le vacanze di Pasqua. Lassù, nella galleria, come nei palchetti dei teatri, vi erano delle seggiole e dei seggioloni: le signore spettatrici, nei ricchi vestiti serici della Pasqua, ma portanti già i chiari cappelli primaverili, si curvavano sul parapetto della galleria, chiacchierando fra loro, comunicandosi le loro impressioni, dando in qualche piccolo grido di sorpresa, di pi

. A un certo momento, vi fu un istante di sosta. Tutti i trecento poveri erano seduti, aspettando: i signori erano in ordine sparso, alle loro spalle, nel centro della sala, in aspettativa, anch'essi, di riprendere il loro lavoro e qualcuno di essi, più affaticato, si metteva e si toglieva la tuba, dalla testa bollente: le signore caritatevoli, pietose, erano raccolte in un gruppetto, a un angolo, pronte anch'esse a lavorare per il massimo buon ordine di quel banchetto e due di loro, anzi, interessatissime, guardavano i poveri con le lunghe lenti, essendo miopi, e una di queste lenti, era in pesante argent

essuno aveva preso il tovagliolo e lo aveva spiegato. Ebbene, in tutti quei poveri, a capo basso, a occhi bassi, insieme all'imbarazzo, alla confusione, di trovarsi in quell'ambiente, fra quelle persone, oggetto di curiosità e non di tutta curiosità benigna, oggetto di pietà e non di tutta pietà sincera, oggetto forse, senza forse, di ripugnanza e di ribrezzo: ebbene, in tutti quei miseri ignoti, affamati, luridi, fra tante espressioni serie, una sola risaltava, invincibile: la umiliazione, la umiliazione

ense. E allora, anche due delle sette signore che erano venute a presenziare, a ispezionare, a sorvegliare il banchetto, in quella sentimentalità forse vera, forse falsa, metà vera, forse, e metà falsa, due di queste signore, molto ricche nelle vesti, se non eleganti, quelle due che si erano tolte i guanti, facendo scintillare le molte gemme sulle dita bianche, si diedero minutamente a servire, intorno, intorno, i poveri. Andavano, le due signore, dall'uno all'altro, curvandosi verso loro, spiegando loro il to

no, con la forchetta, golosamente ricercava l'imbottitura prima, per poi mangiare i maccheroni e infine arrivare alla crosta; qualcuno s'imbrattava la bocca, il mento, senz'asciugarsi col tovagliolo, per la urgenza grande della fame. Tutti mangiavano goffamente, mal seduti, col cappello o col berretto sugli occhi, con la testa curva, con le mani deboli, tremanti o impacciate, che non sapevano maneggiare la forchetta e il cucchiaio. Le due signore cercavano di aiutare quella goffaggine, quella debolezza, quell'impaccio: ma, ogni tanto, innanzi a un mendico più lurido, più puzzolente degli altri, innanzi a qualche vecchissima mendica, la cui bocca senza denti, non arrivando a masticare i maccheroni, li lasciava sporcamente ricadere nel piatto, essi si arretravano, scoraggiate. Qualche mendico, qualche mendica,

anto, a guardare qualcuna di quelle poverette, chinandosi, un momento, e dirigendo la parola a una di esse. Chi sa, la sua inazione, in un angolo della sala Tarsia, le era parsa poco cortese, poco pietosa, mentre era venuta per fare atto di carità cristiana e tanti occhi la osservavano; forse, un desiderio di impressioni più forti, più profonde, più ignote a lei, giovane, bella, ricc

mande. La giovine signora, dal volto bianco ove un sottile colorito roseo si diffondeva teneramente, parlava con una voce bassa e toccante, ove pareva che corresse, sempre, un lieve fremito di emozione. Forse non era emozionata, forse era tutta fisica quella vibrazione della voce, che dava a

a, della vostra Pasqua? - chiese la

ò subito e a voce bassa, breve, come m

Ecce

iatti vuoti del timballo, che i poveri avevano anche ripuliti, intorno intorno, con la mollica del pane. E la signora, in questo intervallo, in cui quei miseri e quelle misere si sollevavano un

ana, è vero? - le mormo

ue occhi tristi, timidi, d

, - disse, con un forte

icò la giovane leggiadrissima,

a.... venni con una famigli

E

ato via.... da

e la signora che pareva piena

eva una malattia al cuore.

sta malatti

n lieve rossore sulla faccia sc

ll'essenza della vita istessa, dalle cose, dagli uomini: comprese, forse, a volo, che quelle domande, fatte, certamente, con molta pietà, non giovassero che a rinnovare, in quelle infelici, tutti i

elosità di chi, da anni, non ha mangiato carne, fece ridiventare animalesche, novellamente, quelle faccie di banchettanti. Moltissimi inghiottivano la carne, senza tagliarla, lacerandola coi denti, mentre il restante del pezzo si abbandonava sulla bocca o rimaneva sospeso alla forchetta; moltissimi non sapevano adoperare il coltello e si vedevano confusi e taciturni, guardanti silenziosamente il loro pezzo di carne; altri ne avevano tagliato un frammento e dopo averlo lungamente assaporato, ripo

to aguzzo, che quasi le batteva il petto: non doveva avere quasi nessun dente, poichè le labbra erano rientrate completamente sulle gengive e la bocca era rincagnata, il naso scarno dei decrepiti piegandovisi sopra. Portava, indosso, questa vecchissima mendica, uno straccio incolore di veste nera, dalle maniche troppo corte, che lasciavano vedere due mani cadaveriche: al collo aveva un cencio di scialletto di lana bianca, ma non annodato, sibbene bizzarramente tenuto fermo con uno spillo sotto il mento quasi con un singolare criterio di castità, ridicola a quell'età e in quella condizione: sulla testa che doveva esser canuta e for

ura, di vizio, di abbandono, aveva finito per turbare la sua secura coscienza di donna bella, amata, felice, inebbriata di vita. Forse, ella era già pentita di esser venuta, in uno slancio spontaneo e ingenuo, ad assistere a quel banchetto di povertà e di dolore; forse, già affrettava col de

ero? - le chiese, non sapendo trova

oni dell'età, fissò sulla signora un paio di occhi castani, velati dall'umido e della vecchiaia,

istette la signora, con uno sforzo, sentendo che

vecchia, dalla benda nera che l

- soggiunse la signora, con un intenerimento nella vo

a vecchia dal fazzoletto fermato sotto la gola co

e, fra quella vivente immagine di grazia, di eleganza e di ricchezza, e quell'emblema di

piace? - le domandò, con

ellenza:

vero, che non ne mangi

tempo.... - balb

amiglia, è vero

nessuno, - replicò la ve

ella vostra fam

vecchia, a occhi bassi, - sar

vera donna? - disse la voce, un

disse, sottovoce, l

llora, povera do

al giorno, - e parve che un ultimo bagli

donna bella, chinandosi ancora, i

erno, Ec

ì! E p

monaca, - e la confess

naca! - gridò la signora, in

era circondato da quattro o cinque patate rossastre anche esse, perchè cotte nel sugo del ragù. Ma la poverella non lo guardò neppure, il piatto: teneva le due

- chiese la signora, con una

le Sepolte Vive, -

ricordo, io era piccina

i anni, - disse la vecchi

i anni?

nni. Forse: non

con diciassette soldi? Cercare l'elemosina, è vero? - e la tenere

to, la vecchia. - Io

hiese candidame

è mi ve

'altra. - Qualcun

lenza; ness

uno? N

ensione dal Governo:

a! Voi, forse, er

capo, come se si trattass

ì.... ero

hiamate? - soggiunse la bella g

iamo Luisa

ilen

ostra carne, -

la guardava, commossa, con l'interesse vano e inane che si prova innanzi a un caso straziante e sorprendente, ma

evate un altro n

ò dal tagliare

n altro nome? Un

viso si era cosparso del pallor

forse, il vostro nome di

deva, a occhi b

he abbiate scordato il v

ia, infine, si schiu

i chiamavo suor Gio

sul volto consunto, due lacrime lente scesero, caddero nel piatto della carne. Col capo sul petto,

i

EDESIMA

oni Tr

oli (1883). 3.a

a fanciulla. 3.

logna. Con 15

ntinella! 3.

cagna, romanzo.

i. 2.a ed

. 2.a edi

l Trasc

ono state mantenute, correggendo senza

trascrittore e posta

Claim Your Bonus at the APP

Open