Suor Giovanna della Croce
orta della stanz
na della Croce, a bassa voce, sc
mente bigiastri a striscie bianche, piantati bassi sulla fronte, tirati alla contadinesca, dalle tempie, sul mezzo del capo, in un mazzocchio: e un viso brunastro, dalla pelle arida e rugosa, dalla bocca grande e pallida sui denti giallastri: brut
venuta a riscaldare il
della Croce, a voce bassa, -
qualche asti
ca che aveva orrore della bugia, - non è p
ti morali e anche quelli fisici avevano segnato dei solchi anche più profondi, in quel volto che si affilava, in quelle palpebre bluastre che si ab
vergognate? Non sono io povera, come voi? Voi non avete comprato il latte, perch
he soldo l'ho ancora. Ma se voglio vivere sino
Allora, fate una economia compl
sospirò suor Giov
ntello nero, l'emblema più espressivo della sua dignità di Sepolta Viva, non lo indossava che per uscire, e intanto, mentre il manto era sospeso a un appiccapanni, contro il muro, le pareva sempre di aver freddo, di non esser completamente vestita: le sue candide bende, il suo candido goletto, non avendone ella che tre da cambiarne, troppo spesso lavati e in casa, con acqua e sapone, non avevano più il biancore immacolato, non reggevano l'insaldatura, era
che cosa, - rispose bruscamente donna Costanz
idere
lira. Con quarantuna lire al m
- Non sono neanche quarantuna, sono trentotto
ricchezza mobile! Questa è miseria stabile!
n questi vestiti, vi è chi mi guarda con gli occhi storti. Non vi è più religione, donna Costanza mia. Chi s
senza lacrime,
endere quei merl
via, vi sono merlettaie che li vanno offrendo: e io mi verg
tro, due o tre mesi fa, alla
fecero gran bene. Potessi ora farmi una tonica, comprarmi un po' di mussola per queste bende! Io chieggo perdono ogni giorno a Gesù, per qu
la rude salernitana la guardava, e il suo orrendo viso si contrae
merletto, ancora
e e a un lenzuolo grande. Non è una gran cosa, poichè i
te, questo merletto, alla s
drona di casa, esitando; e abb
bisogno? O vi fate scrupolo
cose, - balbettò
, per studiare medicina. Se non fossi venuta io, qua, non avrebbe mai potuto vivere, povero figlio mio! Io fo la spesa, cucino, pulisco la casa, lavo,
tto di superbia, - mormorò la suora.
A ogni peccato misericordia! Cristo non ha perdon
o, non posso giudicare nessuno, tutti abbiamo
e credete? Sulle prime mi seccavo per Errico, mio figlio, che vi fosse questa bella giovane, questa tentazione, nel palazzo! Ebbene, il mio ragazzo fa una
se angosciosamen
iorni per esigere la pensione. Andate, andate su,
ndosi più curva ancora, mentre un
costretta ad affittarne una, per aiutarsi. Ella era la madre, la innamorata, la serva, la schiava del suo figliuolo, uno studente medico, che aveva già ventitrè anni, un giovanottone venuto dalla vanga e che era giunto ad elevarsi per mezzo di una v
gone di madre: ed era un figliuolo tenerissimo, promettendo a sua madre di a
ulla! E la coraggiosa madre e il coraggioso figliuolo vivevano una vita aspra e aus
rosario alla cintura e, fattosi il segno della croce, uscì dalla casa e sali la scala del secondo piano, lentamente. Sulla porta chiusa, vi era una lucida placchetta d
vi è la monaca del primo pian
la cameriera, lasci
ornò s
La signorina è
'aria, nell'anticameretta. La signorina Concetta Guadagno era nel suo salotto, tutto mobigliato di una bourrette gialla e rossa, con fiori celesti; era distesa sovra una poltrona a sdraio e leggeva un romanzo di Montépin. Era una bella giovane, venticinquenne, bionda, bianca, ro
venirmi a trovare, - disse, con una voce u
ndere la mano della monaca e baciar
compagnia. Io sono sempre sola, - diss
ir bocca, stringendo la sua scat
re napoletana. - Talvolta capita due, tre volte al giorno; talvol
la povera suor Giovanna della
elice di confidarsi. è tremendamente geloso. Mi c
oi siete c
vi scandalizzereste. Io vivevo nella perdizione, non per mia colpa: ero una stupida, da giovanetta, non vi posso dire tutt
rida s
mi batte, - disse, a bass
n gliene da
no grata di quanto ha fatto e fa per me. Non vedete? Vivo come una signora: mangio, bevo, dormo, sono se
bene e vi
di bene, zi monaca, - diss
sare? - disse candidamente
ite! - e rideva, rideva, di un be
eccato, figliuola mia
uno, zi monaca. Ciccillo mi vuol bene,
e, figliuola mia, - replicò
pida. - In questo, avete ragione. Non si pu
ella Croce vide che la povera donna era
spesso. Quando ritarda, quando resta un giorno senza venire, quando è s
bata, ora, da una tristezza: i suoi occhi cilestri si erano come sbia
, - disse vagamente la monaca, pe
asa, dove non mi manca niente. Se sapeste che ho sofferto prima. Che orro
vuol b
donne, che egli vede e che gli piacciono certo.... ma la su
vi a Dio, - disse la mona
sue mani, suor Giovanna mia. Voi siete un'anima santa, assiste
a mia? - chiese la m
o Eterno Padre, di Santa Chiara, perchè vi andavo sempre, quando ero piccola e abitavo a San Sebastiano: una a Sa
rroco? Io non gli posso
i una devota peccatrice. E date cinque lire di elemosina, per
te suor Giovanna della Croce. - Per qualunq
non lasciarmi mai. Le messe, le messe, ne
sera, - mormorò tenerament
ratevi! Io ci credo tanto! Sono così buona, ora mi faccio il f
a monaca, trascinata da quel sentim
donna, levandosi. - Ma, aspettate, voi siete venuta per
na creatura buona, Concetta Guadagno prese la sca
letto,
ne di un lenzuolo e
mi servirà di augurio. Non posso darvi m
a suora, le cui mani, adesso,
poco. Lo so. Contentatevi, se no,
se non avessi bisogno, poichè siete dev
con un portafoglio di cuoio ro
ome a sè stessa; - ma se Cicillo mi lascia,
ta.... - disse la su
nine bianche e molli di donna bionda, profumate di opoponax, la
l suo letto. Suor Giovanna si levò dalla
e qualc
di acqu
lito, versò di quest'acqua in un cucchiaio da zuppa e lo intromise nelle labbra schiuse de
o derivate dalla nascita di questo figlio non invocato, non aspettato. La tenue creatura aveva sofferto due giorni interi nel parto di un piccolo neonato, gracile, fine, con una finissima e abbondante capellatura castana, come quella della madre: nelle ultime ore, ella pareva che morisse. E una perdita di sangue enorme era succeduta al parto. Maria Laterza non era stata salvata che dal coraggio e dalla freddezza d'animo del chirurgo che l'assisteva, mentre il povero marito, in piedi da due giorni, disfatto, stralunato, batteva i denti dal terrore ed era inetto a qualunque aiuto. Nel frattempo era giunta una balia, poichè mai Maria Laterza avrebbe potuto nutrire la sua creatura, anche se avesse avuto un parto felice: e si era installata nella stanza seguente, facendosi servire a bacchetta dalla piccola serva sbalordita. Il chirurgo aveva dichiarato che per tutto il puerperio, almeno per venti giorni, la malata aveva bisogno di una infermiera, di una monaca, ogni atto dell'inferma doveva esser sorvegliato, un nulla la poteva gittare di nuovo alla morte, il pericolo di una novella emoraggia non era escluso. Il povero marito che vedeva già tutto il disastro finanziario di quella malattia, aveva subito pensato, poichè vi era una monaca nel palazzo e poichè si sapeva che era poverissima, che costei, che suor Giovanna della Croce si sarebbe contentata di un paio di lire al giorno, anche vegliando la notte: le avrebbero dato anche il pranzo. Le altre monache, le vere infermiere, chiedono cinque, sei, e persino otto l
acqua, - mormorò la voce fi
re acqua cruda, - rispose la monaca, chi
he vi sediate
inferma. Quella fece un piccolissimo atto della testa, per dire che andava bene. Un lungo periodo di sile
ndo gli occhi, fissando la lampada da notte che ar
a. Debbo andare a vedere? - c
ata di forze, che pronunziava il minor numero di parole possibili
liato or or
chiese con un po'
suor Giovanna della Croce, con
ole, po
pare,
oi, sorella mia?
un sil
riprese la malata, s
tato le sue carte di uffic
to! - mormorò Maria
la mia: non dovete parlare ta
omia restò turbata da un'espressione penosa. Parve che si addormentasse,
, cercava di rammentarsi tutte le orazioni che conosceva, specie quelle alle anime del Purgatorio, che sono proteggitrici tenere di tutte le persone malate. Sonnecchiava, quando la ma
rell
e vo
i le mani
con lievissime pulsazioni alle tempia. Le ma
si la febbre, - susurrò
a mia. Temo, anzi, ch
ho la
a c
a febbre, - si osti
addormentò. Il marito della malata venne più
, con una voce ch
Do
hezza e di tristezza. Se vi è qualche novi
dubi
tamente. Dio lo benedica
rispose piam
. Lentamente, suor Giovanna della Croce, dopo aver riordinato, in silenzio, a passi cautissimi, la camera, era tornata al suo seggiolone; lentamente le sue labbra e la sua
he precipitò subito, dinanzi alla verità, in quella realtà di una stanza di malata, di puerpera esausta, che un nuovo assalto del male poteva far morire, accanto a un'altra stanza dove dormiva, nella breve culla, il piccolo, fine neonato. Con passo vacillante, caduta nella realtà della sua opera servile, in un ambiente profano, dove tutte le ragioni fisiche della vita, del sesso, della generazione trionfavano, suor Giovanna della Croce andò a versare dell
ene? - le domandò
spose con voce singola
a Croce l'aveva vista ripo
sorella mia. H
ra così alto, che la
e. Tacete. Cercate di dormire
ccorgiate, suor Giovanna della Croce. Quando dormo, ricordatevelo,
tenerla ferma sul letto, ove si muoveva sempre. La f
o. Ma non si riaddorment
a, - le disse, prendendole una mano, stringend
he
re il mio figl
amò la monac
o quando andrà via; e sarò tutta tremante quando udrò il vento fischiare per le vie venendo dal mare e quando il mare inonderà la banchina di via Caracciolo, nei giorni di tempesta;
ora, tenuta ferma dalla mano della m
ero sangue se ne andrà via, appresso ai figli: ma la Madonna di Pompei mi salverà, il chirurgo mi scamperà, voi mi assist
ate tanto, pe
o. Non lo vedete, come sto benissimo? A
erino: e non ca
nna. Voi siete monaca e non le comprendete certe cose. Del
me, poveretto:
to di qua. Credete che sieno conti, quelli del Banco di Napoli, quelli che f
non parlate, vi
l romanzo? Quella storia così triste, che scrive il mio caro Gaetano? è la
re, dovete tacere, fatelo p
ascoltare una storia di amore? Non avete mai amato, voi, sorella mia? Non risponde
ente, di nuovo, volete morire, forse? - disse la suora, angosciosamente, non sapendo come far tacere la i
oggiunse quieta
he
ò quella, guardando la mon
ora, speriamo, per il
la mia morte, finirà. Il pover'uomo non lo sa. Ma lo so, io. Crede di scrive
cose? Perchè le pensa
ette mio fig
tro f
so. Ah, che ho sentito, quando quella mano di bimbo, di neonato, ha toccato la mia faccia! Voi non siete madre, non sarete mai madre, non potete in
re vostro marito, - esclamò la
. Datemi dell'etere...
ra suor Giovanna della Croce, tremando di terrore, comprese che la malata
a lievemente con le sue dita gelide: e suor Giovanna della Croce era stata licenziata bonariamente, con un pagamento di ventisei lire, giusto tredici giorni di assistenza. La suora non aveva potuto realizzare il suo desiderio tormentoso, cioè di avere una tonaca nuova e un mantello nuovo: anche a comperarli di una lanetta nera molto inferiore, erano così larghi, così ampi, la tonaca e il mantello, che ce ne volevano molti metri, almeno da quaranta a cinquanta lire di stoffa, più la fodera della tonaca e la manifattura. Impossibile, dunque: e il cruccio segreto più acuto lacerò l'animo pio della povera monaca, che vedeva riescire vana ogni sua servile fatica, ogni sua umiliazione morale e materi
d'imputati. Costoro erano rigorosamente cacciati dal guardaportone a cui il giudice Camillo Notargiacomo dava apposta dieci lire il mese, per tale servizio. I queruli, uomini e donne, andavano ad aspettare il giudice, poco lontano, all'angolo della via: era inutile, egli aveva un modo così glaciale e altiero di volger loro le spalle, di non rispondere nè al saluto nè alle parole, di continuare la sua strada, sino al portone dove il portinaio li fermava, che costoro restavano, per lo più, interdetti e confusi, alcuni lamentandosi, altri bestemmiando. Il giudice riceveva pochissime lettere e un paio di giornali
di respingere questa lettera; mi
so, - aveva mormorato f
arno, con una testa a pera, calvo, con una corona di capelli castani, che si brizzolavano, con un viso scialbo e inespressivo e un paio di mustacchi castani, anche più brizzolati dei suoi pochi capelli, sempre chiuso in un thait nero, incravattato e inguantato di nero, il giudice Camillo Notargiacomo era funebre. Era ammogliato? Vedovo? Separato da una moglie, da un'amante, da una serva-padrona? Non era, forse, quella casa di aspetto coniugale, il covo singolare di uno scapolo? Egli ci viveva solo: il grande letto coniugale serviva a lui solo: sovra un angolo della tavola da pranzo, egli divorava, in perfet
n cibo grossolano e disgustoso: non gli si vedeva mai un vestito nuovo, non prendeva mai una carrozza, non metteva mai piede in un teatro. Persino con la vecchia monaca, che doveva pulirgli la stanza e gli abiti, stirare la biancheria e rammendarla, fare tutto il servizio, infine, e custodire la casa nella sua assenza, persino con suor Giovanna della Croce egli aveva lesinato sul compenso. Voleva dare dodici lire, n
nano la porta del giudice, legano la
dri scannano il giudice e s
o, solo per qualche cosa di necessario; a tavola, mentre ella gli serviva il pranzo nuotante nel grasso freddo della trattoria, egli apriva u
prite a
Ecce
to? Neanche se dicesse
ean
ngeva sino a
veretta voi, se fat
are, - diceva con un fievole so
e egli rientrava dal Tribunale, verso le cinque, la sua mano, toccando il campanello, rivelava la sua agitazione: ora, suonava fortemente, due o tre volte: ora, suonava a diste
no, è vero, v
lenza: non
non è ven
uno, è
siete
no cert
li occhi per non guardarlo, non lo apriva mai, il suo armadio, in presenza di suor Giovanna della Croce e vi teneva, in sua assenza, oltre la chiusura a chiave, un lucchetto con un segreto. Talvolta entrando in camera, la mat
, in queste volte, suor Giovanna della Croce aveva intravvisto il giudice a riporre del denaro nel suo portafogli, delle carte-monete rosse, da cento lire. Andava via, in queste giornate, il giudice Notargiacomo, più chiuso, pi
giorno, malgrado l'asprezza continua con cui il suo padrone la trattava, malgrado che ella non avesse neppure un boccone di pane, oltre quelle quindici lire mensili, ma
ntavano la sua misera pensione mensile: ella poteva mangiare un boccone di carne alla domenica: poteva accendere la lampada innanzi al Crocefisso, ogni sera, ella che aveva portato, con tanta umiltà cristiana, il nome della Croce: ella poteva fare l'elemosina, di due soldi, ogni venerdì, alle anime del Purgatorio! La casa del giudice Notargiacomo era deserta, fredda e malinconica: il giudice era triste, rude, sempre sospettoso: non mai una parola buona esciva dalla sua bocca, non mai uno sguardo dolce partiva dai suoi occhi: tutto ciò avrebbe pesato sull'anima e sul corpo di qualunque altra serva, ma non sul corpo e sull'anima della vecchia Sepolta Viva. Ah non così, non così, certo, ella aveva sognato di trascorrere la sua vecchiaia, in servitù materiale e bassa, comandata con asprezza, mal compensata, maltrattata spesso, tenuta a distanza! Ma il tempo del rimpianto era t
a giornata: ma il ragazzo della trattoria veniva, verso quell'ora, a ritirare la stufa del pranzo, del giorno prima. Pure, non senza una certa emozione, suor Giovanna della Croce andò ad aprire la porta: in questi ultimi tempi, le raccomandazioni del su
il gi
n ricercatezza, con un viso bianco e fresco, dalle linee belle e non mancanti di nobiltà, con certi bei cap
monaca, scossa, tentand
to, - disse nettamente e con la
ca con la mano ed entrò in casa, chiudendosi la porta di entrata
dovete.... il giudice non v
la bella signora, avviandosi vers
e, prima che ella mettesse piede sulla so
e.... questa non è casa vostra.
voltò, diventata freddissima a un tratto: sciolse il suo braccio e si
isse la signora, -
ne dovete andare! - gridò la vecchia s
à, sta zitta,
date via, io mi metto a chiamar gente dalla
ccostò alla suora, la fissò negli oc
tu ch
ini di non far entrare nessuno. Ora
chi so
. Ve ne dov
, la bella signora, e con voce cal
illo Notargiacomo. Io sono sua mogl
signora, muta. Costei, a sua volta, prese per il braccio la
sa mia. Vatte
mo, sul pianerottolo del primo piano, innanzi alla propria porta. Costui, a vederla colà, i
idò il magistrato, dandole del tu, per
alcuno, - balbettò
nna? Una
replicò quell'altra, così smar
fatta entrare! - gridò lui, con
ta e mi ha cacciata. Ha de
lice, misero, oramai, come lei; lo g
ro, il povero, l'infelici
onelli che ora la canzonavano, chiamandola zi monaca, zi monaca, che ora le chiedevano seriamente i numeri del lotto; crollando il capo a qualche esclamazione pia di femminuccia che si raccomandava alle sue preghiere; ma, in quella soffocante giornata di piena estate, suor Giovanna della Croce sembrava anche più distratta, anche più raccolta in sè: e andava curva, più dell'usato: e con gesto abituale la mano destra stringeva i grani del lungo rosario che le pendeva dalla cintura, li stringeva, con una mano quasi contratta da un'emozione interiore. Così pensosa, così assorta, suor Giovanna della Cro
or Giovanna della Croce si accorse di quell'aspetto nuovo e strano. Donna Costanza era una donna coraggiosa e allegra: qualche volta andava in collera, ma triste non era mai. Le due donne si guardarono in faccia, in quella nuda saletta di entrata, senza scambiare una sola parola. E mentre donna Costanza si avviava verso la stanzetta che serviva da salotto, da camera da pranzo, da dispensa, suor Giovanna della Croce, invece di ritirarsi
rompere il grave e dolente sile
desolatamente la salernitana, mordendosi le gra
ai? Voi state bene
sta bene, ma non è questo, non è questo,
e, esitando, molto pallida
vorato e stentato, per tanti anni; non ce la meritavamo, suor Giovanna, con le privazioni e le cattive giornat
on la sua voce incerta e un po' flebile, - e sopporterete meglio questa tristezza. Ditemi che è. Io.... io so
è voi nè le vostre sante parole! Dio se ne è scordato
nna della Croce innanzi a quella bestemmia. - Non dite q
- gridò donna Costanza, dando in
lacrime roventi sull'orrendo viso sconvolto dallo spasimo. Suor Giovanna della Croce si era fatta anche più smorta, nello scarno volto oramai solcato da mille rughe: e lasc
Costanza, - soggiunse,
avrebbe subito fatto un esame per medico condotto in qualche paese, qua dintorno, e ce ne saremmo andati via,
bbe
iprovato in due materie: le
e non gli dann
erdere la testa sui libri, e io che mi levavo per fargli un po' di caffè, e che mi sentivo stringere il cuore a vederlo patire: riprovato, un gi
andò, confusa, triste, s
essori, due bestie infami, due carnefici stupidi,
o? - soggiunse timidament
un riprovato, come il mio povero Errico, chi darà più niente? Come aspett
roce strinse le mani sul petto, com
re! Il mio ragazzo è disperato; stamane, quando è entrato in casa, grande, forte, come è
- mormorò macchin
o le gambe e le braccia, suor Giovanna, per sostenerlo, per aiutarlo, per servirlo. è st
e e provvede, - mormorò, sempre con quel
. Che possiamo fare più, per aiuta
- soggiunse, con un profondo sospiro, la
za di camomilla. Abbiamo pianto insieme, Errico mio ed io, abbracciati. Io l'ho cullato, zi monaca, come quando era piccolo piccolo e lo tenevo, in collo, nelle fasce, e non voleva dormire, la notte. L'ho cullato un'altra volta,
n viso, di nuovo, entramb
nza de Dominicis, che aveva bisogno di espandere la sua straziante cura. - è venuta, perchè passa
nna della Croce che al nome di Concett
dava
a, d
n lo sapeva
ritornare? Parti
più. Non la ve
to la casa,
, se se ne voleva andare! Ma ha dovuto farlo. I mobili erano già stati r
oso, - esclamò dopo una pausa di
arita, con una ragazza onesta, a Ro
ò suor Giovanna della Cr
alincuore, voltandosi indietro: quando si è fermata innanzi alla mia porta, per dirmi addio, pareva
niente? - chiese, con
più nulla, in quel minuto. Mi ha fatto pietà, misera giov
io non
ghiate un poco, per lei: alla Madonna
nderò. Che n
stringendosi nelle spalle, rud
- esclamò la monaca, nascon
nell'altra stanza a vedere se il suo fig
elve dell'Università! Che sarà mai di questa povera madre e del suo ragazzo, suor Giovanna? E
e suor Giovanna della Croce. - Poi,
etramente, donna Costanza de Domi
he
, a donna Ma
tata ben
trata, così pallida, così debole, con quelle mani magre ma
non sembrava che dov
si è guarita, mai: è
l de
. Poi, le passava. Il marito, spaventato, non ne diceva null
e suor Giovanna, curvando a
impazzita, mi ha detto il medico v
pazz
così. Donna Maria Laterza pensa di esser una madre solinga e di aver suo figlio, Vittorio, per mar
notte, come
tano Laterza piangeva. Ella non è al manicomio: è in casa
uò gu
tre volte, ma ridiventò pazza. Do
era
accasciata, piegata in due, verso la tavola: la salernitana si teneva
e come farlo, quando deve studiare? Sentite, sentite, sono stata troppo ambiziosa, ho peccato di superbia, dovevo rimanere con mio figlio in paese, fargli fare il contadino, con quel pochis
uor Giovanna, uno di quei sing
i come ha fatto il giudice Notargiacomo, al quart
ha f
dal quarto piano, nel vico
la suora, co
li toglieva tutto, ed egli, così cattivo in Tribunale, non sapeva resistere a lei. Tre volte è fuggita; tre volte è tornata. Alla terza, il
mo
giardino dello Splendore. La moglie dormiva profondamente e non ha udito nulla. è an
n questo palazzo! - balbettò, sg
el pentimento dei suoi antichi peccati? E la povera donna Maria Laterza, così tenera, così cara, che non vedrà più nè suo marito, nè il suo bimbo, che aveva fatto, se non maritarsi, se non vivere come Dio comanda? E
o che fa, - mo
essuno, nè desiderato niente; perchè non vi siete maritata e perchè non avete avuto
Giovanna della Croce, umil
risparmiata, in mezzo a tante disgraz
o la testa, mostrando un viso scialbo e triste sino alla
licò l'altra, scossa,
importa, - soggiu
Non vi ho detto tutt
attia, nè un abbandono, nè il ri
e, che è
ò la mano sugli o
cio della mia pensione, che essa e
ido
omia, - continuò senza
a qu
e lire il mese, - disse, semplic
isette
e mezzo, con
uor Giovanna della Croce! - gri
ggiunse la monaca, aprendo
uardarono e stette, fra loro,