Suor Giovanna della Croce
a mal più ch
ron della do
, qual poi m
. . . . .
ico di me, d
u e così
mbra delle
pur al mond
ado e contra
l del cor gia
so, Ca
a, ma anche con orgoglio mistico, il secondo nome di Sepolte Vive, appena appena, di sopra, poteano scorgere delle figure umane entrare, sedersi, inginocchiarsi, orare, laggiù, laggiù, innanzi all'altare maggiore e nelle due larghe navate laterali, che fiancheggiavano la principale. Suor Gertrude restò con la fronte appoggiata alla grata, con gli occhi socchiusi, un po' curva l'alta e scarna persona: sulla fronte cinta dalla benda di tela bianca, sul petto coperto dal colletto bianco, sulla tunica nera, ricadeva, innanzi, il grande velo nero, mentre indietro, come era prescritto, ricadeva il mantello di lana nera. Ella pregava mentalmente: a un certo momento, un sospiro le sollevò il petto. Al suo sospiro un altro ne rispose, poichè, accanto a lei, senza far rumore, era venuta a prostrarsi, dietro la grata, un'altra delle Trentatre: suor Clemenza delle Spine, una monaca piccola, minuta, sotto la tunica nera, sotto il velo nero, il mantello nero, e la benda bianca. Pian piano, a passi silenziosi, altre suore erano apparse nel coro, erano venute a inginocchiarsi intorno intorno alla grata, con larghi'aveva condotta sin là, si arretrò, rispettosamente, sino alla porta del coro: altre due monache la raggiunsero, restando sulla soglia, senza entrare. Non portavano, queste tre, nè il mantello, nè il velo nero. Sulla benda bianca avevano un cappuc
to, ognuna, in uno stallo del coro: alcune più lente per l'età, forse, o per la corpulenza: altre più rapide, forse per temperamento ancor vivace, negli anni di vecchiaia: alcune, come assorte in una lor cura che ne rallentasse l'andatura. Ma i grandi mantelli neri, infine, chiudevano i corpi e non lasciavano scorgere che a stento le linee della persona: ma i grandi veli, infine, covrivano il volto, fit
colei che aveva assunto il nome della Grande Mantellata di Avila, la badessa era così vecchia, e i tempi erano trascorsi, trascorsi! Delle Trentatre, man mano, la morte aveva diminuito il numero, e nessuna nuova creatura muliebre era venuta a offrirsi, per pronunziare il tremendo giuramento: persino le converse, che dovevano essere, per la regola, sette, quanti sono i dolori di Maria Vergine, eran sempre tre o quattro, nessuna di esse resistendo più a quella vita, domandando di andarsene, prima di pronunziare i voti. Quanti anni erano trascorsi sacri da che suor Teresa di Gesù si era monacata? Sessantacinque,
re delle suore si sprofondavano nell'ombra, altri sospi
sta, - ella pronunziò, c
ero delle voci, dagli stalli, voci più
ra vecchio, anche lui, ma con una fisonomia rosea, bonaria, dagli occhi pieni di una luce sfavillante di tenerezza: i suoi capelli erano tutti bianchi, candidissimi. La badessa aveva tentato di levarsi, quando l'aveva visto entrare, per andargli incontro; ma egli le aveva fatto ce
i portate? - chiese suor Teresa di Ge
upati, le monache lo fissavano, con gli occhi ardenti, pendendo
? - chiese la vecchissima badessa, leva
une monache si erano alzate, anche esse, ed
ridò suor Teresa di Gesù, con una voce
ibolazione, - mormorò il p
oli degli stalli, soffocando la loro voce contro il duro legno. Con gemiti più forti, più bassi, piangevano tutte; dietro il suo velo fitto, la testa di suor Teresa di Gesù, la badessa, aveva un movimento convulsivo, quello del pianto. Il p
, pianamente. - è un dolore grande; pian
ndo de Angelis. Allora, tutte le monache erano uscite dai loro stalli, l'avevan
re nostra, diteci voi, che faremo.... che faremo? - esse andavano dicendo confusament
più disfatta che mai, sull'orlo della tomba. Forse, in quel momento, ella pensò quanto meglio sarebbe stato
rivolgendosi al confessore, -
rispose il prete, tristemente. - è
riescire
nte, ca
nte gli echi di quel coro: sul loro destino imp
con accento di profonda riverenza. - Il Papa? Non p
se il povero sacerdote, costretto a diminuire, involontariame
na monaca, suor Giovanna della Croce. - La no
n avendo ancora sessant'anni, conservando diritta e svelta la persona sotto il
icò suor Teresa di Gesù, ritorna
ppressione e di povertà, - rispose don
ondo si
- chiese, dopo un poco, la vec
troppo, c
oggiunse, a voce bassa. - Pote
- gridarono, fra i sing
iù si è potuto, - replicò il vecchio sace
co, ancora, - ripetette la povera vecchia, tornando,
o dolore, cara madre, a voi e a queste b
mo, padre? D
realtà, nulla aveva da offrire, a quell
iesero, piangendo, quattro
- disse il buon prete
padre, forse, in un altr
permetterebbe, - egli disse, recisam
ndremo? Do
e.... - egli mormorò, comprendendo, man
a era qui, era qui! - disse, doloro
cora, le fece
Esse si erano separate dal mondo, trenta, quaranta, cinquant'anni prima, per sempre: esse avevano giurato povertà, castità, obbedi
o mortale, - disse, te
buono,
i voti, è in pe
to perdonato
saremo in pec
olatrice. è troppo afflitto per venire. Verrò io.... domani sera.... - m
i nuovo, suor Teresa di
sera? Dobbiamo, dunq
rado la sua limitata intelligenza, egli comprend
omani,
, lentissimamente, don Ferdinando de Angelis salutò e benedisse quel gruppo plorante. Andavano, ora, nel lungo chiostro che rasentava il giardino, andavano, le Sepolte Vive, sostenendo la loro antichissima badessa, quasi morente di dolore, esse stesse riboccanti di amarezza: e i pianti si erano quetati. Ma i passi erano più molli, più stracchi, trascinati a forza: ma sotto le tuniche nere che sfioravano la terra,
iva, la lampadina si spegneva: la suora si svegliava subito, in preda ad ansietà. Nella celletta, con le pareti coverte d'immagini sacre, di quadri e quadretti, di cerei pasquali, di rami d'ulivo benedetto, non vi era se non un letto, una sedia e un piccolo cassettone. Le pareti erano rozzamente imbiancate a calce: sul pavimento i freddi e polverosi mattoni rossi delle più povere case napoletane: lo stesso letto era composto di due trespoli di ferro: un solo materasso e un solo cuscino. Di fronte al letto un balcone: la celletta occupava un angolo orientale del monastero di suor Orsola, al secondo piano, e l'occhio vi avrebbe potuto scorgere il magnifico panorama di Napoli e del suo golfo, se un'alta e fitta gelosia di legno non ne avesse impedito la vista, mentre permetteva all'aria di
el movimento del ritorno alle celle, ella aveva visto il cielo chiarissimo, e le estreme mura del convento fatte anche più bianche. Ora, chiusa la piccola porta della sua cella, senza mettere il catenaccetto, perchè la regola lo proibiva, suor Giovanna era ca
voti: aveva pianto di rabbia, di noia, di tristezza, di languore, per molto tempo: ma le supreme consolazioni, lente, tranquille, costanti, erano discese su lei, con il regime mistico, morale e fisico di una esistenza claustrata, con quelle consuetudini umili, semplici, candide, quasi puerili, delle giornate monacali, con quel rimpiccolimento della esistenza
to si era cancellato dalla sua memoria. Chi era più, lei? Non una donna, non una creatura muliebre: era una monaca, una sepolta viva. Come mai si era chiamata, nel mondo? Non lo ricordava. Sapeva solo il suo nome del chiostro: il nome preso in omaggio al suo Signore e al suo dolore, il
mata, nel mondo, Luisa Bevilacqua. Aveva appartenuto a una famiglia di borghesi agiati: i suoi genitori avevano un commercio, all'ingrosso, di mercerie. Ella non aveva se non una sola sorella, Grazia Bevilacqua: un solo fratello, Gaetano Bevilacqua. Il fratello era maggiore di lei, di età: minore, la sorella. Ah, ora li rivedeva, ambedue: la sorella bionda, grassotta, bellina, vanitosa dei suoi occhi azzurri e dei suoi capelli d'oro, mentre ella, Luisa, era bruna, alta, snella, col viso lungo, non bello, con g
resa infelice! - ella disse, a bas
sgorgante per un colpo datole da una mano fraterna? Luisa Bevilacqua, nel mondo, a venti anni, aveva amato, di un amore forte e geloso, un giovane, non del suo ceto, più ricco, più fortunato, un giovane che si chiamava Silvio Fanelli: ed egli aveva amato Luisa, con trasporto. I genitori Bevilacqua assegnavano a Luisa, per il giorno in cui si maritasse, trentamila lire di dote, mentre Grazia, sua sorella, la carità, ne aveva cinquantamila: mentre Gaetano, il primogenito, il maschi
o! - ella esclamò, battendo con la f
ispetto alla sua sorella maggiore: a poco a poco, si erano inoltrati nella via dell'amore, prima celatamente, col gusto del frutto proibito, poi tanto apertamente, affrontatamente, da far tutto noto alla tradita. Perchè non era ella morta di dolore, in quel giorno della scoperta? Non era morta, per orgoglio. Nessuno aveva avuto una parola di biasimo per i due traditori: nessuno aveva avuto una parola di pietà per Luisa Bevilacqua. Ella si era irrigidita, contro lo spasimo. I suoi geni
vate, - mormorò la suora, guardando G
di sua sorella Grazia Bevilacqua con Silvio Fanelli fossero celebrate, Luisa Bevilacqua aveva dichiarato, fermamente, recisamente, che non poteva resistere alla vocazione pel chiostro: che questa vocazione era così vivace da farle prescegliere il convento governato dalla regola più aspra, dove la clausura non fosse solo perpetua, ma rassomigliasse alla morte. Certo, coloro che avevano tradito e i loro complici se ne turbarono: certo, tentarono vagamente di distorla: certo, non
ggiunse, dolcissimamente, guar
ei fatti, nel bollore del suo sangue giovanile, sotto le sue vesti nere di sepolta viva, sotto il suo gran velo nero che mai, mai, la monaca deve rialzare, innanzi ad altri, le era parso di essere l'eroina del romanzo più straziante. Lentamente, tutto questo aveva perduto ogni grandezza, ogni importanza, ogni valore: lentamente, i fatti si erano diminuiti, diminuiti, erano spariti: e i sentimenti ardenti si erano smorzati, sotto un velo crescente di cenere. Anche adesso, in questa notte di inquietudine, di dubbio, di tristezza, la
ondamente: erano corti, sotto le bende, i suoi capelli, ma ella sapeva che erano tutti bianchi. Adesso, certe fatiche, certe penitenze, certe astinenze la trovavano debole e scoraggiata. Adesso, nella preghiera, non trovava che dolcezza molle e quieta, mai più entusiasmo. Si sentiva ed era vecchia. Neppure sapeva più i suoi anni. Forse, pensava anche di averne di più. Infine, infine, aveva trascorso tutta una vita, là dentro, avendo giurato al Cielo di non uscirne mai, se non morta, di stare lì dentro, in povertà, in castità, in obbedienza: aveva giurato sull'altare, con parole tanto sacre, che le avevano fatto terrore. In quel s
ecchia, sgomenta, confusa, imbarazzata, addolorata, fra i suoi veli, nelle sue vesti nere, sepolta viva, ridonata al mondo, dove, dove sarebbe andata a cadere? E se non trovava nessuno? Come vivere, dove vivere? Di che vivere? Ognuna di loro aveva portato una dote, in quel convento, ella stessa vi aveva portato le sue ventimila lire, poichè la famiglia le aveva decimato anche i suoi denari. Dicevano alcune, che il Governo avrebbe loro restituito il denaro: altre crollavano il capo, dicendo che il Governo non avrebbe dato nulla. Di che campare allora? Un terrore, un terrore le saliva nell'anima, come a un bimbo che foss
ttraverso le fasce di legno incrociate, il cielo all'aurora e il mare lontano, tutto di un bianco argenteo e i tetti delle case napol
nte, ella mirava l'orizzont
ssa, aveva comunicato loro che tutte, e lei, dopo di tutte, erano forzate a lasciare il convento di suor Orsola Benincasa il lunedì, alle tre pomeridiane. Di nuovo, fu un accorrere attorno a lei, con uno sgomento puerile
a vi trapelava lo smarrimento di una coscienza candida, sgominata da un castigo inaudito, inaspettato, ineluttabile. E da
volta che diciamo le pre
ma volta che cantiamo i
a sera che passiamo, ins
tte che ci concedono di
, prolungando la veglia, raggruppate nei corridoi alla porta del refettorio, in piedi presso lo scalone, a piccoli gruppi, parlottando rapidamente fra loro, con quel mormorìo un po' infantile delle monache, con quelle voci un po' leziose, in cui una gravità era passata, velandole
ltima n
ltima n
ltima n
iovani, le più forti suore, salivano per voto, per penitenza, sulle ginocchia: una scala che, ogni giorno, le più mistiche suore venivano a bagnare di lagrime, nell'impeto e nella commozione della orazione: suor Francesca delle Sette Parole vi era restata tutta la notte, abbracciando convulsamente la pietra benedetta. Nella notte, sotto il chiarore lunare, suor Giovanna della Croce, non potendo reggere allo spasimo, era discesa in giardino e aveva fatto dei mazzolini, coi poveri piccoli fiori, dei mazzolini legati da un filo di refe: questi mazzolini di fiori, essa li era andati spargendo sulle tombe delle suore, che erano mor
a poche ore non s
poche ore avremo la
poche ore saremo
mia, fra p
ra poche
più taciturne. S'incontravano, si salutavano appena, facevano meccanicamente il segno del
sono stata qu
Io tren
tto anni, quando v
e aveva ven
cellette, la poca roba che loro apparteneva, cioè il secondo vestito che possedevano, quello delle grandi solennità, poichè le Trentatre non potevano avere più di due vestiti: unissero anche la loro rozza biancheria. Ella stessa, che appartenev
sima suor Veronica del Calvario. -
anze, sono vostre. Dista
via il nostro Ecce
tar via la stat
amento, d
Santa, la S
l convento,
Col movimento delle sue antiche mani scarne che, da tanti anni, si era
ate, obbedite
che andavano e venivano, togliendo il poverissimo loro corredo dal cassettone, distaccando le immagini, i quadretti, i crocifissi,
risto, piet
a Salette, gui
e fate tredici gra
onsiderateci come se foss
da tanti anni; qualcuna, come disfatta, si era seduta sull'unica sedia, le braccia prosc
corridoio: era Giuditta, la conversa, portinaia, che fuggiva
è spezzata la clausura!
menticando l'età, la debolezza, le monache uscirono, correndo dalle loro celle, passarono, correndo, anche le più tarde, anche le più vecchie, anche le più acciaccate, per i
lausura.... è spe
piedi. Si vedeva solo un po' di tremito delle sue rugo
e gelido, non mancante di una certa ironia. Era il prefetto Gaspare Andriani, un prefetto, dicevano, a pugno di ferro e a mano di velluto. Accanto a lui era un giovine, pallido, bruno, dai bruni mustacchi arcuati, dall'aspetto freddissimo, anche egli assolutamente elegante: un giovine consigliere di prefettura, il cavalier Quistelli. E ancora, più indietro, un altro signore, dalla fisonomia comune, dall'aria servile ed annoiata, vestito decente
sento, per le suore qui presenti e per me, contro la violazione della clausura, - disse, con vo
uardo, s'inchinò e con af
liere tale protesta. Il mio Governo ha sciolto le corpor
te parole, suor Ter
a di possesso illegale, ingiusta ed iniqua. E mi riserbo di far vale
a di protesta, che Sua Eminenza le aveva mandata, in iscritto, per mezzo di don Ferdinando de Angelis: ma ne sentiva la inefficacia, la inanità, dinanzi a quegli uomini che avevano violato la perpetua clausura di quelle porte, come se entrassero in un caffè. E udiva, a
Vostra Reverenza voglia, per adesso, rispettare il fatto compiuto. E mi di
avano da quella parte. Una curiosità volgare li teneva, supponendo chi sa quali volti fiorenti di bellezza e di gioventù sotto quei veli, pensando ai terribili voti che avevano sepolte vive quelle donne, lì dentro, sottraendol
eso? - domandò il prefett
do, signore. Vog
lei, sollevino il loro velo e mi dieno il lor
ripetuto da quatto
! Il velo, no
ie, - soggiunse il prefetto, con un sorriso
e gridarono
a, madre, diteglielo, che no
sa, in preda a una profonda emozione, -
za, come è nel suo diritto, - disse il pr
loro un atto contrar
enza, - soggiunse il funzionario, d
lo farò
na. Si decida,
, si
tono di finto rincrescimento, il pref
nore. Ricorret
ù: mise in una mano il cappello lucidissimo e il bel bastone dal pomo di oro e con l'altra, dopo aver fatto un inchino, con l'altra
e comparve: un viso dove alla nobiltà delle linee venuta dalla razza, si era unita la nobiltà di una vita spesa a servire il Signore, in ogni atto pietoso: un viso di donna già prossima alla morte, con qualche cosa di già
ente di quello che aveva pensato prima. Guardò il suo consigliere di prefettura, un po' turbato: anche costui aveva l'aria imbarazzata. In
ortafogli e leggendola, per dominare il suo lieve turbamento, - è la
ono, replicatamente. Ella ebbe l
ssa delle Trentatre. Ero.... sì...
statare l'identità delle sue mo
eranno il loro velo, s
vecchie monache, in tutte le apparenze della vecchiaia, giunta nella solitudine, nell'astinenza e nella preghiera. Alcune scarne, con la pelle che le ossa parevan bucare; alcune grassocce e flosce; alcune emaciate; altre tutte rugose e pur tonde, come un frutto conservato lunghi anni; altre coi segni della decrepitezza, i nasi adunchi prolungati sulla bocca,
l'altra, certe casupole mezzo dirute e sporche; infine, a un altro gomito, un ultimo tratto di erta strada, ancora a scaglioni, che conduce alle due porte del monastero, la porta piccola e la grande. è un'ascensione lunga, dura e faticosa. Verso il Corso Vittorio Emanuele, la rampa ha un aspetto ancora civile e popoloso; come si passa nell'aspra viottola, si cade nel deserto e nel silenzio: solo qualche rara popolana, dalle chiome spettinate, dalle vesti a brandelli, mentre culla col piede i
un orto. Di fronte, il gran portone sbarrato non ha nessun segno religioso. Da quel portone sono entrate, per l'ultima volta, le monache, ad una ad una, senza più uscirne; quel portone, in trenta o quarant'anni, non si è aperto se non due o tre volte innanzi al cardinale e due volte innanzi al confessore delle monache, don Ferdinando de Angelis. Chiunque è salito, lassù, per curiosit
ai, di piccoli borghesi, di sartine, di fanciulli: una folla muta, paziente sul principio e un po' stupita, anche: una folla tenera, triste, sarcastica, pietosa, curiosa, burlona, animata da sentimenti diversi, tutti rudimentali. Curiosissima, sovra tutto, curiosissima di queste Trentatre, di queste
ette, p
rà di loro,
nn'aggia
eve rubar
ro danari, ora pre
si vanno a marita
o vec
giovane,
ette, p
o non lo dov
tighi, son
conversa; è la badessa suor Teresa di Gesù, che viene a mettersi sulla porta, per salutare, ad una ad una, le sue monache, che se ne vanno via. Le sue palpebre sono rosse per qualche lacrima
dessa, è
o, Madonna mia,
siamo a
hia, pare che
, meno vecchio di lei, di pochi anni: suor Gertrude va piano, col velo gittato indietro, poichè questo è stato l'ordine, a occhi bassi, senza scambiare una parola con suo fr
, - ella mormora, a voce bassa, per sog
igliuola. Addio, - dice la bad
'altra monaca si avanza, dall'androne: è suor Clemenza delle Spine, piccina, delicata, con certi lineamenti minuti che nascondono, nella gentilezza, la sua età già molto avanzata. Col viso quasi nascosto dal fazzoletto, tutto intriso di pianto, ella
io! - esclama convulsamente la suora, ba
sino alla morte, - risponde la badessa, t
. Il pianto la soffoca, di nuovo. Ma deve obbedire, passa la soglia, cammina, cammina, senza vedere dove mette il passo, acciecata dalle
i e as
e anime
amia è st
, che si lascia andare dove la volontà del Cielo la conduce. Ella ha passato la notte scorsa, tutta intiera, in orazioni, nel coro, e se ne è uscita tremante di freddo, il suo spirito è calmo, per sempre. Suor Veronica del Calvario non è napoletana, è messinese: si chiama Felicita Almagià. Alcuni suoi nepoti, avvertiti della circolare prefettizia, hanno telegrafato a Napoli, alla Navigazione generale, per mandare qualcuno a prenderla, per imbarcarla e condurla a Messina. Suor Veronica del
giorno a Gesù Croci
amente,
o. La folla sorride, vedendola così tranquilla, malgrado la vecchiaia, malgrado ella s
ia, per me,
me, per mio
mi alle anime
e, chinando il capo, va, va, spari
o venuti a prenderla alcuni suoi parenti, cugini suoi, vecchi venditori di zucchero e caffè, dal lontano quartiere dei Santi Apostoli: hanno certe facce fredde e oscure, certi volti lividi, dalle labbra sottili di persone avarissime. La sogguardano, taciturni e diffidenti, venuti lì per obbligo, poichè la circolare del Governo era tassativa: essa non li guarda. Desolata, disperata, ella fa un passo innanzi e tre indietro: ella si fer
tti i miei peccati, madre mia,
sei buona, va, figlia mi
ia, beneditemi come
to finisca. Suor Francesca delle Sette Parole non vuole andar via, ella si
obbedienza, fi
voltarsi più indietro, non vede il cammino, inciamp
, come Cristo,
ta non
per lei
conoscenze, nove monache. Sono via, nel mondo. Suor Teresa di Gesù non le vedrà più. Ecco, adesso, ne appaiono quattro, insieme. Invano il Governo ha mandato tre o quattro volte la circolare, ai parenti presunti di queste quattro: nessuno ha mai risposto. Questi parenti sono o morti, o partiti, o non vogliono caricarsi del peso di una vecchia monaca, cacciata dal monastero. Sono queste quattro: Suora Benedetta del Sacramento; suor Scolastica di Getsemane; suor Camilla del Sepolcro; suor Genovieffa della Passione. Non hanno, queste quattro suore, nessuno. La prima, nel secolo Maria Calenda, è napoletana, di nobile famiglia, pare, completamente estinta; la seconda, Clo
ve ci condu
ove ci git
sarà di n
avuto pietà d
o infelici, a cui si toglie ogni ricovero, fanno frangere il suo vecchio
onducete, o
a, - dice lu
di comprendere di
ero? - chied
ogliamo, - sghign
signore, - ella morm
onacelle, - egli dice, famigliarmente, come s
cadere a ogni passo, vanno via, scortate dal delegato. La folla sa, essa, chi è quell'uomo
non hanno
tano in
! Con le ca
no dietro
uardie e i
ette, p
n comprendono, non sanno
che una donna l'aspetta, fuori. Suor Giovanna ha gli occhi gonfi per aver troppo pianto: le labbra le fremono, come a una bimba. Ha l'aria vecc
- chiede la badessa
lcuno.... - mormo
Ch
so. Mi
scialbo e floscio, coi capelli già quasi tutti bianchi, pingue, sformata: è vestita con pretensione di eleganza, non adatta alla sua età. Ha sul volto
suor Giovanna
da con voce esitante la suora, fissi
ella. Sono Gra
ano, senza baciarsi,
oggiunge Grazia, affrettando l
- chiede la suor
- mormora, con un sospiro, Grazi
ano, mio
o sono venut
marito? - dice suor Gi
, è morto
ice suor Giova
tire anche lei. è venuta a mettersele accanto una giovinetta quindicenne, biondissima, bianchissima, dall'aria
, per andare. La badessa si volta a guardare le mura di Suor Orsola, l'ultima volta. Tremolante, curvissima, appena potendo muovere i passi, avendo esaurito ogni sua forza, oramai, ella si trascina per la discesa, al braccio della pazie
ta! Non la potevano las